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AFRICA/RWANDA - Verso il Mese Missionario Straordinario: A Kigali Riunione delle POM dei Paesi africani di lingua romanza

Agencia FIDES - 3 hours 25 min ago

Kigali – “Riflettere insieme, per essere consapevoli delle sfide che la Chiesa deve affrontare nella missione nel mondo di oggi e cercare risposte per proporre una migliore realizzazione della missione della Chiesa in Africa”. È questo lo scopo della 10ma Riunione dei Direttori Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie dei Paesi africani francofoni, ispanofoni e lusofoni, che si è aperta ieri, 25 febbraio, nella capitale del Rwanda, Kigali, presso il Centro Pastorale San Paolo.
All’incontro, che si concluderà domenica 3 marzo, partecipano 35 Direttori Nazionali provenienti dai Paesi africani di lingua francese, spagnola e portoghese, 9 Direttori diocesani delle POM del Rwanda, i Segretari delle Commissioni Episcopali rwandesi ed altre persone invitate perché impegnate nella pastorale missionaria in Rwanda, per un totale di 70 partecipanti.
La riunione rientra nell’ambito dei preparativi del Mese Missionario Straordinario indetto da Papa Francesco per l’ottobre 2019. “Il tema scelto per il Mese Missionario Straordinario ha influito positivamente sul tema scelto per il nostro incontro ” afferma un comunicato della Commissione Episcopale per le Missioni del Rwanda inviato all’Agenzia Fides. Il comunicato sottolinea che “I cinque sotto-temi affrontati sono centrati su alcune importanti sfide per la Chiesa in missione nel mondo di oggi: la missione della Chiesa si realizza in varie circostanze che possono influenzarla positivamente o negativamente, in questa sessione il caso dell'Evangelizzazione del Rwanda potrà servire da esempio; le influenze della postmodernità e la nuova etica mondiale sono realtà che la Chiesa non può trascurare nella sua missione; le risorse per le attività missionarie meritano attenzione in un forum di discussione e riflessione come questa sessione dei direttori delle POM; la diversità di credenze religiose e le divisioni all'interno del cristianesimo, così come la questione della pace nel mondo e il suo impatto sulle attività missionaria, soprattutto in Africa sono fenomeni da analizzare per determinare le strategie appropriate per l'evangelizzazione”.
Tra i risultati delle sessioni di lavoro ci si aspetta che i partecipanti rafforzino la consapevolezza sulle principali sfide che il mondo moderno pone all'attività missionaria della Chiesa in modo da trovare risposte per promuovere una pastorale missionaria adeguata. Tra le sfide da affrontare vi sono la convivenza tra le diverse fedi nel rispetto reciproco e la pace. Un altro risultato atteso dai partecipanti è infatti quello di proporre “strategie tratte dal Vangelo per promuovere la pace e una politica sostenibile nel mondo, specialmente in Africa”. Inoltre, “i partecipanti devono trovare risposte concrete e pertinenti nella loro missione in modo che la Chiesa influenzi le persone a vivere la diversità delle religioni nel rispetto reciproco”.
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La comisión mixta

Blog del Padre Fortea - 6 hours 7 min ago


Respecto a la condena del cardenal Pell por abusos.Nunca jamás he defendido al eclesiástico por ser eclesiástico cuando un laico le acusaba de algo: robo, mentira, lo que sea. Lo que hay que buscar es la verdad por parte del que tiene obligación de hacerlo. Ahora bien, para mí Pell sigue siendo tan inocente como cuando comenzó el juicio.
Sé que hay una sentencia, pero sé muy bien cómo en un juicio no siempre la sentencia es expresión de la verdad. No prejuzgo nada. No pienso que fue acusado falsamente. Simplemente, yo no he estado en el juicio escuchando a ambas partes, así que suspendo mi juicio personal acerca de la persona de ese cardenal. Eso significa que para mí sigue siendo tan inocente como cuando oí, por primera vez, la noticia de su acusación.
Lo que sí que me preocupa es que, en varios países, se está presionando en los medios de comunicación para que se produzca un cambio legislativo específico para la Iglesia.
En un matrimonio, en las acusaciones por maltrato, siempre me he opuesto a que la palabra de una mujer valga más que la palabra de un hombre. Condenar a un hombre, cuando la única prueba es la declaración de su esposa, siempre me ha parecido un acto contra la justicia realizado por la Justicia. Cuando un niño acusa a un sacerdote, es mucho más fácil suponer si dice la verdad si uno es de los primeros en escucharle. Ahora bien, cuando ese niño ha pasado por abogados y psicólogos durante meses, la cosa puede complicarse.
No es el caso de Pell, pero cuando la acusación se reduce a una sola persona que ya tiene cincuenta años y apela a hechos sucedidos cuarenta años antes, entonces considero que los medios de comunicación están haciendo una mala labor lanzando determinadas “noticias”, por llamarlo de alguna manera. Y más cuando la víctima, pongamos por caso, se ha reunido antes con los abogados de la diócesis y les ha dicho: “Sucedió esto. Denme 100.000 euros o voy a pasearme por todas las televisiones contando con todo detalle cosas muy feas”.
¿Hay algún remedio a esto? El remedio ideal, pienso, sería que en cada país se creara una comisión mixta de periodistas y juristas cristianos, podría estar formada por una decena de personas.
Cada persona que quisiese contar su caso a los periodistas podría hacerlo primero a esta comisión, la cual se limitaría a otorgarle una calificación: creíble, no creíble, relato con algunas dudas, suspensión de juicio mientras no aparezcan más casos, etc. Por supuesto que cada ciudadano tendría el derecho de ir a los periodistas con o sin ese sello.
Pero, si la comisión funcionara bien, los mismos lectores confiarían en la impresión de un grupo de hombres honestos; cuyo juicio, por supuesto, siempre va a ser más profundo que el de un solo periodista que tiene interés en un gran titular y en las historias escabrosas.
Además, esta comisión podría hacer comentarios a posteriorisobre historias que ya han aparecido en los medios. Los periodistas se tomarían más en serio su labor si supieran que la comisión puede aportar datos (a veces, muy fáciles de conseguir) acerca de la poca credibilidad del que le ha contado la historia escabrosa.
La comisión mixta no tendría como fin defender a los eclesiásticos, de ninguna manera. Su tarea sería escuchar a las dos partes para, simplemente, dar su impresión. Por supuesto que, además de los periodistas, también está la vía judicial. Pero, para cuando el fallo se produzca, la fama de la persona acusada ya está completamente destruida años antes. La vía penal no sirve a efectos de lo que aquí trato, porque la mera condena ya implica su muerte social, además de la eclesiástica.
La comisión no juzgaría si algo es verdad, solo si algo es creíble. Su mera existencia ya haría que algunos periodistas realizaran mejor su labor. Porque los comentarios de esta comisión, por sí mismos, ya serían una guía para los periodistas acerca de los fallos que suelen cometer más frecuentemente.
Sería tan sencillo como que diez personas escucharan al acusador, al acusado, y les permitieran después confrontar sus dos versiones. En la mayoría de los casos, tendríamos un buen juicio en un par de horas. Esta comisión estaría elegida por la Iglesia con el encargo de ser justos, de ser imparciales.
Después de su actuación, que los medios y la Justicia hicieran lo que quisieran. Ellos ya habrían dado su parecer y las razones que avalan su parecer.
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AFRICA/EGITTO - Giovani sacerdoti della Chiesa di Milano in pellegrinaggio nei luoghi del "Cammino della Sacra Famiglia"

Agencia FIDES - 8 hours 5 min ago
Il Cairo - Una larga rappresentanza dei giovani sacerdoti della Chiesa di Milano ha iniziato lunedì 25 febbraio un pellegrinaggio in Egitto nel cui programma sono inclusi anche incontri con le Chiese locali e visite ai luoghi attraversati dal cosiddetto “Cammino della Sacra Famiglia”, l'itinerario che unisce i luoghi attraversati secondo tradizioni millenarie da Maria, Giuseppe e Gesù Bambino quando trovarono rifugio in Egitto per fuggire dalla violenza di Erode. Il gruppo di pellegrini comprende circa 120 presbiteri ambrosiani , accompagnati dall’Arcivescovo Mario Delpini. Durante la trasferta in Egitto, i sacerdoti dell’Arcidiocesi di Milano e il loro Arcivescovo visiteranno anche monumenti e luoghi di interesse storico.
Ormai da tempo, come riferito dall'Agenzia Fides , le autorità egiziane puntano a valorizzare e promuovere anche in chiave turistica il Cammino della Sacra Famiglia, come percorso di pellegrinaggio in grado di interessare le comunità cristiane di tutto il mondo. Il 4 ottobre 2017 Papa Francesco, nel contesto dell'Udienza generale del mercoledì, aveva salutato una folta delegazione egiziana giunta a Roma per promuovere i pellegrinaggi lungo quell’itinerario. Nel febbraio 2017, pochi giorni prima della visita di Papa Francesco in Egitto, Nader Guirguis, membro della Commissione ministeriale per il rilancio del Cammino della Sacra Famiglia, in un suo intervento aveva fatto riferimento a ipotesi storiche basate sul racconto dei Vangeli, secondo le quali la permanenza in Egitto di Gesù e della Sacra Famiglia potrebbe essersi protratta per alcuni anni.
L’Ismi – Istituto Sacerdotale Maria Immacolata – si presenta come un percorso di accompagnamento per i giovani sacerdoti della Chiesa di Milano nei primi anni di ministero. Questa cura nell’accompagnamento per i preti giovani, per desiderio dell’Arcivescovo Delpini, è stata prolungata di recente ai primi dieci anni di sacerdozio.
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ASIA/PAKISTAN - Rischio di guerra con l'India, appello della Chiesa per colloqui di pace

Agencia FIDES - 8 hours 16 min ago
Karachi - "Condanniamo gli attacchi terroristici avvenuti in Kashmir, ma anche qualsiasi reazione armata: chiediamo a Dio di cambiare i cuori e agli uomini di fermare ogni atto che può portare alla guerra. Preghiamo per le vittime e preghiamo per la pace tra India e Pakistan": lo dichiara all'Agenzia Fides il Vescovo Samson Shukardin OFM, che guida la comunità cattolica nella diocesi di Hyderabad. Dopo l'attentato in Kashmir del 14 febbraio, in cui sono morti 42 militari indiani, i cacciabombardieri indiani hanno condotto un raid su un “campo di addestramento di militanti estremisti” in territorio pakistano. Si tratta del primo attacco di questo genere dal 1971, quando i due paesi hanno combattuto una guerra in seguito alla secessione del Bangladesh dal Pakistan. Il ministero degli Esteri indiano ha annunciato che nell’attacco "sono stati uccisi 300 terroristi” del gruppo Jaish-e-Mohammed, gruppo jihadista sunnita nato in India ma con basi anche in Pakistan, che ha rivendicato l'attentato terroristico.
Temendo un'escalation militare, il Vescovo Samson afferma: "Entrambi i paesi, l'India e il Pakistan, devono rispettarsi a vicenda e devono essere realisti, comprendere la realtà e collaborare per il bene: invece di minacciarsi a vicenda, i leader di entrambi i paesi devono lavorare dando priorità al mantenimento della pace". E aggiunge: "Esortiamo i leader politici di entrambi gli stati a lavorare per risolvere la crisi in corso tramite colloqui al tavolo di negoziato, invece di accusarsi a vicenda".
La leadership dell'India accusa il Pakistan per il suo coinvolgimento nell'attacco terroristico del 14 febbraio. Il Primo Ministro del Pakistan, Imran Khan, nega il coinvolgimento delle autorità pakistane in questo incidente e ha offerto all'India tutto il suo sostegno per una inchiesta.
Il frate cappuccino P. Qaisar Feroz, Segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali dei Vescovi cattolici del Pakistan dichiara a Fides: "Penso che i leader politici di entrambi i paesi debbano usare la buona volontà politica per risolvere la questione del Kashmir. La guerra non è mai la strada giusta da percorrere. La pace e le distensione politica porteranno certamente prosperità su entrambi i lati dei confini. Dobbiamo scegliere la via del dialogo e risolvere i conflitti in modo pacifico".
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ASIA/PAKISTAN - Rischio di guerra con l'India, appello delle Chiesa per colloqui di pace

Agencia FIDES - 8 hours 16 min ago
Karachi - "Condanniamo gli attacchi terroristici avvenuti in Kashmir, ma anche qualsiasi reazione armata: chiediamo a Dio di cambiare i cuori e agli uomini di fermare ogni atto che può portare alla guerra. Preghiamo per le vittime e preghiamo per la pace tra India e Pakistan": lo dichiara all'Agenzia Fides quanto appreso dalla Fides dal Vescovo Samson Shukardin OFM, che guida la comunità cattolica nella diocesi di Hyderabad. Dopo l'attentato in Kashmir del 14 febbraio, in cui sono morti 42 militari indiani, i cacciabombardieri indiani hanno condotto un raid su un “campo di addestramento di militanti estremisti” in territorio pakistano. Si tratta del primo attacco di questo genere dal 1971, quando i due paesi hanno combattuto una guerra in seguito alla secessione del Bangladesh dal Pakistan. Il ministero degli Esteri indiano ha annunciato che nell’attacco "sono stati uccisi 300 terroristi” del gruppo Jaish-e-Mohammed, gruppo jihadista sunnita nato in India ma con basi anche in Pakistan, che ha rivendicato l'attentatao terroristico.
Temendo un'escalation militare, il Vescovo Samson afferma: "Entrambi i paesi, l'India e il Pakistan, devono rispettarsi a vicenda e devono essere realisti, comprendere la realtà e collaborare per il bene: invece di minacciarsi a vicenda, i leader di entrambi i paesi devono lavorare con visione dando priorità al mantenimento della pace". E aggiunge: "Esortiamo i leader politici di entrambi gli stati a lavorare per risolvere la crisi in corso tramite colloqui al tavolo di negoziato, invece di accusarsi a vicenda".
La leadership dell'India accusa il Pakistan per il suo coinvolgimento nell'attacco terroristico del 14 febbraio. Il Primo Ministro del Pakistan, Imran Khan, nega il coinvolgimento delle autorità pakistane in questo incidente e ha offerto all'India tutto il suo sostegno per una inchiesta.
Il frate cappuccino P. Qaisar Feroz, Segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali dei Vescovi cattolici del Pakistan dichiara a Fides: "Penso che i leader politici di entrambi i paesi debbano usare la buona volontà politica per risolvere la questione del Kashmir. La guerra non è mai la strada giusta da percorrere. La pace e le distensione politica porteranno certamente prosperità su entrambi i lati dei confini. Dobbiamo scegliere la via del dialogo e risolvere i conflitti in modo pacifico".
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AFRICA/SUDAFRICA - “No alla discriminazione dei migranti. Se alcuni di loro delinquono non è che lo fanno tutti” dice l’Arcivescovo di Johannesburg

Agencia FIDES - 8 hours 20 min ago
Johannesburg – “Troppi migranti sono sfruttati, specie quelli privi di documenti” ha denunciato Sua Ecc. Mons. Buti Tlhagale, Arcivescovo di Johannesburg, nel discorso per le celebrazioni in Sudafrica per il 50esimo anniversario della costituzione del Symposium of the Episcopal Conferences of Africa and Madagascar che si sono tenute a Durban.
Riferendosi ai migranti privi di documenti che vivono in Sudafrica l’Arcivescovo ha detto: “Molti ricevono salari da schiavi e sono continuamente minacciati di arresto. Alcuni sono vittime di funzionari di polizia corrotti. E, come se ciò non bastasse, molti sono vittime della xenofobia. Quando le comunità locali avviano una protesta per la mancanza di servizi pubblici, tirano fuori la rabbia nei confronti dei cittadini stranieri, molestandoli, attaccandoli, distruggendo e saccheggiando i loro negozi. È ingiusto che migranti e rifugiati diventino capri espiatori per le evidenti carenze del governo e delle autorità locali” sottolinea.
Mons. Tlhagale riconosce che c’è un problema di criminalità legato alla migrazione che esaspera gli animi della popolazione e che rischia di criminalizzare tutti i componenti delle comunità straniere presenti in Sudafrica. Tra i migranti “vi sono persone che sono pesantemente coinvolte nel traffico di droga” afferma Mons. Tlhagale. “Le droghe sono diventate una piaga in alcune delle nostre comunità. Quindi la rabbia palpabile delle comunità è comprensibile. Ci sono migranti coinvolti in rapine e nella tratta di esseri umani. Le aberrazioni di alcuni non dovrebbero portare alla condanna generalizzata dell'intera comunità di migranti e rifugiati” avverte Mons. Tlhagale.
“Il grave peccato che commettiamo in questo nostro tempo, è il peccato dell'indifferenza per la condizione degli altri. Camminiamo dall'altra parte della strada come il sacerdote e il levita. Non vogliamo vedere, non vogliamo saperlo. Portiamo con noi cuori di pietra. Misuriamo il valore delle persone applicando i criteri sbagliati di razza, nazionalità, cultura e religione” sottolinea l’Arcivescovo. “Quando discriminiamo i nostri fratelli africani tradiamo la nostra stessa umanità; diminuiamo il nostro onore e il valore di persone umane. Oscuriamo l'immagine di Dio impressa sui nostri volti e nei nostri cuori. Il fatto è che siamo creature che trovano la nostra perfezione solo stabilendo una relazione con gli altri. È questa reciprocità che ci rende veramente umani. È una relazione reciproca che attraversa confini artificiali, frontiere geografiche, linee di frattura culturale e divisioni razziali. Le relazioni da persona a persona, indipendentemente dall'origine, lingua, razza o cultura, sono generalmente calde e piacevoli. Le relazioni sono avvelenate da un pregiudizio che è incorporato nella società” conclude Mons. Tlhagale.
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AMERICA/NICARAGUA - Fiducia e speranza nella ripresa del Dialogo Nazionale per uscire dalla crisi

Agencia FIDES - 8 hours 37 min ago
Managua – Crescono le aspettative e le speranze in attesa dell'apertura del nuovo ciclo di incontri del Dialogo Nazionale, prevista per domani, 27 febbraio, fra il governo e i membri dell'opposizione. Siederanno al tavolo di negoziazione i rappresentanti dei Vescovi, come testimoni e mediatori, i rappresentanti del governo, e la delegazione dell'alleanza civica, che ha chiesto da tempo l'immediata uscita di scena del presidente Ortega, che sarà completamente rinnovata rispetto alla prima fase dei dialoghi
Tra le diverse informazioni pervenute a Fides negli ultimi giorni, figura anche l’incontro privato con Papa Francesco del Cardinale Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua e Presidente della Conferenza episcopale, a Roma per l’incontro mondiale convocato dal Papa. Sebbene non ci siano dichiarazioni ufficiali, è da rilevare che il Cardinale ha sempre condiviso con il Santo Padre la situazione che vive da tempo questo paese centroamericano. Già a gennaio, tutta la Conferenza episcopale del Nicaragua aveva incontrato il Papa nell’ambito della celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù a Panama. Secondo alcuni Vescovi, Papa Francesco si era mostrato molto interessato ad una soluzione pacifica della situazione di crisi del paese.
Solo pochi giorni fa il Nunzio apostolico, Mons. Stanislaw Sommertag, insieme al Cardinale Brenes, ha partecipato ad un incontro dei rappresentanti del governo con gli imprenditori in cui è stata esposta la grave situazione di crisi. Il comunicato diffuso al termine afferma che “nello scambio aperto di opinioni, si è confermata la necessità di una comprensione per iniziare un negoziato, attraverso un incontro inclusivo, serio e franco”.
Ancora non si conoscono i nomi di tutti quelli che dovranno sedersi al tavolo delle trattative, tra cui dovrebbe esserci anche il Nunzio apostolico, il quale tuttavia ha detto alla stampa locale, pochi giorni fa, che qualora venisse formalmente invitato, "avrà bisogno dell'autorizzazione della Santa Sede", ed ha espresso un auspicio: "dinanzi a questa opportunità, bisogna promuovere un clima favorevole, in modo che i risultati di questo processo siano positivi".
Anche i nomi dei membri della Conferenza Episcopale non sono stati ancora comunicati, anche se non potrà mancare il Cardinale Brenes e uno dei Vescovi che hanno già partecipato alla prima tornata di Dialogo Nazionale.
La tensione nel paese resta sempre alta. Sono ancora tantissimi i prigionieri politici detenuti e gli atti violenti di repressione contro il popolo nicaraguense, che non smette di manifestare contro il governo del presidente Ortega, mentre la situazione economica del paese inizia a risentire della crisi sociale che dura ormai da 10 mesi.

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ASIA/KAZKHSTAN - Il Vescovo di Almaty: “Un anno dedicato al Sacro Cuore di Gesù: inizia la catechesi in lingua kazaka”

Agencia FIDES - 8 hours 39 min ago
Città del Vaticano - “La Chiesa del Kazakistan e dell’Asia centrale è cambiata strutturalmente poco negli ultimi cinque anni, ma stiamo pensando che possa crescere un po’ di più. Non sappiamo ancora come, ma abbiamo questo desiderio e speriamo di poter trovare ispirazione per l’opera di evangelizzazione. Al tempo stesso, stiamo vivendo questi giorni con grande entusiasmo: credo che per ognuno di noi questa visita alla Santa Sede debba essere non un viaggio amministrativo, ma un pellegrinaggio di spiritualità e comunione”. E’ quanto dichiara all’Agenzia Fides José Luís Mumbiela Sierra, Vescovo di Almaty, a Roma in occasione della visita ad Limina apostolorum dei Vescovi dell’Asia Centrale, che si tiene dal 25 febbraio al 4 marzo.
Mons. Mumbiela illustra la situazione della Chiesa cattolica in Kazakhstan che, secondo dati della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, conta 112.500 cattolici divisi in quattro diocesi : “La vita cristiana va avanti, continuiamo il nostro percorso di crescita. Nella diocesi di Almaty in questo 2019 abbiamo da una parte l’idea di creare alcune nuove parrocchie, dall’altra quella di dar vita a nuovi progetti pastorali e caritativi. Inoltre, dedicheremo quest’anno al Sacro Cuore di Gesù: sarà un momento di carattere spirituale, ma anche di crescita formativa, che mirerà a conoscere il cuore di Cristo per conoscere sempre meglio il cuore umano. In queste attività avremo l’appoggio di due nuovi sacerdoti che arriveranno nei prossimi mesi”, spiega il Vescovo.
I fedeli della diocesi di Almaty, inoltre, saranno sostenuti nel proprio cammino anche da modelli di santità legati alla storia della Chiesa locale. Racconta Mons. Mumbiela: “Abbiamo chiesto a una pittrice kazaka di dipingere un quadro dedicato a dei frati minori francescani che morirono martiri nel XIV secolo in quella che attualmente è la frontiera tra Kazakhstan e Cina: lì c’era un’antica diocesi, la cui sede è attualmente in territorio cinese, ma che costituisce la testimonianza della presenza storica dei cattolici in Kazakhstan. Questo serve a ricordare che la nostro fede non è legata solo all’arrivo di tedeschi e polacchi durante il regime sovietico, ma affonda le radici nella storia più antica del paese. Anche se questi francescani non sono stati beatificati, con questo quadro, di cui abbiamo realizzato anche delle stampe per la devozione privata, vogliamo rispondere al dovere di venerare, come figli, quanti hanno dato la vita per la nostra fede in questa terra”.
La presenza cattolica in Kazakhstan è strettamente legata alle comunità etniche giunte nel paese con le deportazioni sovietiche, ma al tempo stesso vede aumentare il numero di cattolici locali. A tal proposito, spiega il Vescovo: “Quest’anno intendiamo avviare catechesi sull’annuncio cristiano in lingua kazaka. La lingua russa è molto diffusa in Kazakistan, quindi garantiamo il servizio pastorale in questa lingua, ma ora nasce l’esigenza di un annuncio cristiano in lingua kazaka: vedremo quali frutti potrà portare, ma è un segno importante per la nostra Chiesa locale”.
Il governo kazako ha una politica molto precisa sulla religioni: “C’è qualche restrizione in più rispetto a qualche anno fa, per il timore dei fondamentalismi e dell’estremismo violento. Lo comprendiamo e per questo ci uniamo alla ricerca del bene comune del paese. La situazione in cui viviamo è gioiosa, possiamo lavorare con tranquillità, certo con alcuni limiti amministrativi, che sono per il bene di tutti. Viviamo in serenità il rapporto con le altre religioni: a breve desideriamo consegnare simbolicamente ai rappresentanti delle varie comunità presenti nella nazione il documento finale della visita del papa ad Abu Dhabi. E’ solo un gesto di amicizia, per rafforzare le buone relazioni e il dialogo islamo-cristiano, ma a livello pubblico è un segnale che può valere più di mille prediche”, conclude mons. Mumbiela.
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AMERICA/ARGENTINA - Mese Missionario Straordinario: prendiamo coscienza di essere tutti missionari “per natura”

Agencia FIDES - 9 hours 51 min ago
Formosa - "Essere missionario è una vocazione, una chiamata e un'elezione" dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. José Vicente Conejero Gallego, arrivato come missionario nella diocesi argentina di Formosa nel 1976, di cui è Vescovo dal 1997. Il Presule sottolinea che "Gesù Cristo è l'inviato del Padre, il missionario per eccellenza, inviato per svolgere una missione. Gesù è mandato a realizzare la salvezza e la riconciliazione degli uomini con Dio e la nuova alleanza”.
Mons. Conejero prosegue: "dopo Gesù, Maria, nel testo della Visitazione, dopo aver detto il suo sì a Dio e avendo Cristo nel suo grembo, è mossa dallo Spirito Santo per andare ad annunciare la misericordia di Dio, l'adempimento delle sue promesse, e per dare un aiuto sollecito, come dice Sant'Ambrogio, all’anziana cugina Elisabetta. In questo modo porta l’annuncio sia della buona notizia del Signore che del servizio concreto al fratello".
Il Vescovo di Formosa sottolinea ancora a Fides che "Paolo è il missionario e l'apostolo per eccellenza, quando inizia la Lettera ai Romani, dice di essere il servo di Gesù Cristo, scelto e chiamato a predicare e proclamare la Buona Novella". Partendo da queste testimonianze, Mons. José Vicente Conejero Gallego evidenzia che "essere missionario è essere come Gesù, unto e inviato per annunciare la Buona Novella del Regno di Dio. Certo, unito alla Chiesa, che manda e svolge questa missione attraverso persone concrete. In poche parole, essere missionario è essere inviato, scelto, convocato, per portare agli uomini la gioia della Buona Novella di Gesù, amandoli, servendoli e spendendosi per loro"
Per il Vescovo il Mese Missionario Straordinario dell’ottobre 2019, rappresenta un'opportunità per "incoraggiare tutta la Chiesa, che per sua natura è missionaria, come dice il decreto Ad gentes". Da questo scatursce che "l'obiettivo fondamentale di questo Mese è quello di sensibilizzare l'intera comunità ecclesiale, l'intero Popolo di Dio, tutti i battezzati, come dice il motto, battezzati e inviati". Infine Mons. José Vicente Conejero Gallego auspica che "nelle Chiese particolari, tutti possiamo diventare consapevoli di essere missionari per natura, e quindi ci sia un maggiore impulso missionario in tutta la Chiesa per annunciare la Buona Novella del Regno di Dio e costruire la Chiesa, in dialogo con le culture e con i popoli, in modo da poter progredire nella costruzione dell’unica famiglia umana”.
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Seguimos con la política de poner gatos

Blog del Padre Fortea - 25 February, 2019 - 11:26


Hace un par de semanas, vi Life Acuatic, una buena película de humor inteligente. Aunque, en ese género, es mejor Mortdecai. Y, ya puestos, es mucho mejor que esta última la deliciosa Hotel Budapest, cuya grabación hoy he programado en el vídeo. Todas las anteriores películas que he citado parecen ensayos para hacer la película final buena, la del hotel.
De La cosa hay tres versiones. La primera, en blanco y negro, es genial. La segunda de Carpentier es fabulosa. La tercera versión nació del deseo de contar la misma historia, exactamente la misma, solo que peor: y lo consiguieron plenamente. Menuda pérdida de cinta y de electricidad.
Ahora estoy viendo, creo que es la tercera vez, la Blancanieves de Berger. Sencillamente, imprescindible. Eso sí que es cine con mayúsculas.
También he visto por segunda vez ayer, Rogue One. ¿En qué se ha convertido La Guerra de las Galaxias? En la versión cinematográfica del eterno retorno de Heráclito: parece ser que, en el universo, siempre hay alguien construyendo una nueva Estrella de la Muerte.
Pero no os preocupéis, tiene un punto débil. Entre el asombroso poder del Imperio y la explosión final, una historia de amor y unas cuantas escenas étnicas en algún país exótico. Esa es la eterna historia de Star Wars. La única diferencia es que cada Estrella de la Muerte siempre es, por lo menos, el doble de grande que la anterior. Y esta vez sí, esta vez es el arma de dominación definitiva.
También vi, la semana pasada, Life. Esta película es la película Alien visitada de nuevo, solo cambia el monstruo. La misma historia solo que con mucho menos interés. Volví a ver Lost in translation, me aburrió más que la primera vez.
He citado películas magistrales de los últimos años, incluso en esta lista de lo que he visto en las últimas semanas. No hay crisis de ideas. Se están produciendo películas sublimes. Lo sorprendente es porqué se siguen tirando tantos millones de euros a la basura en filmar esperpentos. Lo entiendo respecto al cine comercial. Pero, con frecuencia, esos millones van destinados a obras que se pretende que sean cine artístico; y que no son otra cosa que productos averiados desde el mismo guion.
Lo que sí que es cierto, y con esto acabo mi sermón sobre el 7º arte, es que si os queréis reír, en vez de meter una película en vuestro viejo VHS, es mejor que vayáis a Youtube.
Por ejemplo, aquí tenéis un gato oliendo el pie de su compañero de piso, imprescindible:
https://www.youtube.com/watch?v=6zy4TW_4wHM


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AFRICA/NIGERIA - L’Unione Africana: “Il voto si è svolto in un’atmosfera complessivamente pacifica”, ma 39 persone sono state uccise in violenze elettorali

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 04:32
Abuja - Sono 39 le persone che hanno perso la vita in incidenti e violenze verificatesi nelle elezioni generali che si sono tenute il 23 febbraio in Nigeria. Lo afferma l’organizzazione indipendente SBM intelligence che ha raccolto e analizzato i dati dell’andamento del voto, secondo il quale 233 persone sono state uccise in 67 incidenti preelettorali verificatisi da ottobre alla vigilia del voto.
Nonostante i gravi episodi violenti che hanno funestato la votazione in alcune zone del Paese, il capo degli osservatori elettorali dell’Unione Africana, l’ex Primo Ministro etiopico, Hailemariam Desalegn, ha affermato che “le elezioni si sono svolte "in un’atmosfera complessivamente pacifica”. Nel corso delle elezioni generali del 2015 si registrarono un centinaio di vittime mentre in quelle del 2011 circa 800. Molti degli incidenti mortali si registrarono però dopo il voto.
In diversi dei 36 Stati in effetti la votazione si è svolta senza incidenti di rilievo. Nello Stato di Edo, ad esempio, Sua Ecc. Mons. Donatus Ogun, Vescovo di Uromi, ha lodato il Governatore dello Stato per aver assicurato un voto pacifico. “Abbiamo appena completato la prima fase delle elezioni generali del 2019 e sono felice per come l’elettorato dello Stato di Edo si è comportato e si è mantenuto pacifico in tutto lo Stato” ha detto domenica 24 febbraio dell’omelia della messa presso la chiesa di San Paolo a Benin City.
Le elezioni dovevano tenersi il 16 febbraio ma erano state posticipate di una settimana a causa di ritardi nella distribuzione del materiale elettorale . I due principali sfidanti a contendersi la carica di Capo dello Stato sono il Presidente uscente Muhammadu Buhari e l’ex Vice Presidente Atiku Abubakar.

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AFRICA/EGITTO - Il Mufti dovrà confermare la pena di morte per i due condannati per l’omicidio del Vescovo Epiphanius

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 04:20
Damanhur - La sentenza di condanna a morte emessa dalla giustizia egiziana per il monaco e l’ex monaco accusati dell’omicidio di Anba Epiphanios, abate del monastero di San Macario, rappresenta “una catastrofe” e va presentato al più presto il ricorso per un secondo appello di giudizio. Così si è espresso Anba Agathon, Vescovo copto ortodosso di Maghagha, riguardo alla pena capitale comminata sabato 23 febbraio dalla Corte penale di Damanhur contro il monaco Falta’os al Makari e l’ex monaco Wael Saad Tawadros, condannati come colpevoli dell’assassinio perpetrato il 29 luglio 2018, che ha sconvolto l’intera comunità copta e in particolare gli ambienti monastici. Il Vescovo Agathon ha anche definito il giorno della sentenza come “un giorno triste”, e ha invitato a pregare per i due condannati.
Nella sentenza di condanna si legge che i due condannati “non hanno avuto scrupoli nel commettere il loro crimine in un luogo sacro, e hanno mostrato di non tenere in alcun conto neanche l’età avanzata e la statura spirituale della vittima. Questo avrebbe tolto ai membri del tribunale ogni possibilità di prendere in considerazione eventuali attenuanti con cui giustificare una pena meno pesante. La Corte penale di Damanhur ha sottoposto la sentenza al Mufti d’Egitto, l’autorità religiosa islamica incaricata di emettere le fatwa su questioni rilevanti. In Egitto, una condanna a morte non può essere definitiva se non approvata dal Mufti. La data del giudizio definitivo è stata fissata dalla Corte per il prossimo 24 aprile.
Secondo quanto ricostruito durante le indagini, tra l’Abate assassinato e i due condannati erano sorti contrasti per questioni economiche e per diverse violazioni delle regole monastiche da parte dei due monaci . Durante il dibattimento processuale, i due accusati hanno continuato a proclamarsi innocenti, e hanno anche ritrattato precedenti confessioni di colpevolezza che a loro dire sarebbero state estorte attraverso pressioni psicologiche da parte degli organi inquirenti.
Alle prime ore di domenica 29 luglio 2018, il corpo del Vescovo Epiphanius era stato rinvenuto in una pozza di sangue, all'interno del monastero, lungo il tragitto che dalla sua cella conduceva alla chiesa, dove il Vescovo si stava recando per iniziare la giornata con l'ufficio delle preghiere mattutine, prima della Messa domenicale . 64 anni, nativo di Tanta, laureato in medicina, Anba Epiphanius era entrato nel Monastero di San Macario, nella regione del Wadi Natrun, nel 1984, era stato ordinato sacerdote nel 2002. Ricercatore e studioso, aveva lavorato alla traduzione dal greco all'arabo di diversi libri della Bibbia. I monaci del Monastero di San Macario lo avevano eletto a maggioranza come proprio abate il 3 febbraio 2013. Discepolo di Matta el Meskin – padre spirituale e figura chiave nella storia recente della Chiesa copta ortodossa – Anba Epiphanius viveva intensi rapporti di comunione spirituale con amici e comunità monastiche della Chiesa cattolica, come la Comunità di Bose. .
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AMERICA/STATI UNITI - Riunione di emergenza dei Vescovi di confine sui recenti sviluppi delle migrazioni nella regione

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 03:50
Texas – I Vescovi delle diocesi di confine degli Stati Uniti e del Messico, insieme ai rappresentanti di vari gruppi cattolici impegnati per la giustizia sociale, si riuniscono a El Paso, in Texas, da oggi al 27 febbraio, per un incontro di emergenza sui recenti sviluppi del fenomeno dell'immigrazione nella regione. Sarà presente anche padre Robert Stark, della sezione migranti e rifugiati del Dicastero vaticano per lo Sviluppo Umano Integrale. Sono almeno 14 i Vescovi attesi, tra cui quelli delle diocesi di Brownsville e El Paso, in Texas, della diocesi di Las Cruces, New Mexico, e dell'arcidiocesi di San Antonio, oltre ai rappresentanti della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti e di diverse organizzazioni di credenti che lavorano per la giustizia sociale.
Dylan Corbett, direttore esecutivo dell’Hope Border Institute di El Paso, tra gli organizzatori dell'evento, spiega in una nota inviata a Fides che l'incontro aiuterà i gruppi a mettere a punto le strategie e ad unire gli sforzi per affrontare alcune questioni relative a come vengono trattati e percepiti i migranti, tra cui la xenofobia e il razzismo. Il raduno include anche un evento pubblico aperto a persone di tutte le fedi, con la benedizione del deserto, un luogo in cui molti migranti sono morti o hanno affrontato pericoli che in seguito li hanno portati alla morte, ha detto Corbett.
Tra questi Jakelin Caal, una bambina di 7 anni morta a causa della disidratazione all'inizio di dicembre, e Felipe Gomez Alonzo, 8 anni, morto alla vigilia di Natale. Entrambi provenivano dal Guatemala ed erano sotto la supervisione dei funzionari della pattuglia di frontiera degli Stati Uniti al momento della loro morte. "Benediremo il deserto per ricordare tutti quelli che hanno lottato o sono morti" sottolinea Corbett.
Il 15 febbraio, giorno in cui il presidente Trump ha dichiarato l'emergenza nazionale per poter avviare la costruzione del muro tra Stati Uniti e Messico, i Vescovi cattolici statunitensi e messicani vicini al confine, uniti ad altri Presuli degli Stati Uniti, tra cui quattro Cardinali, hanno espresso pubblicamente la loro opposizione: "Secondo noi, un muro di confine è innanzitutto un simbolo di divisione e animosità tra due paesi amici".
In una dichiarazione a parte, il Presidente dell'USCCB, il Cardinale Daniel N. DiNardo, Arcivescovo di Galveston-Houston, e il Vescovo Joe S. Vasquez di Austin, in Texas, Presidente della Commissione per le migrazioni dell'USCCB, hanno dichiarato di essere "profondamente preoccupati per l'azione del Presidente per finanziare la costruzione di un muro lungo il confine USA-Messico, che elude il chiaro intento del Congresso di limitare il finanziamento di un muro".

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AFRICA/MAROCCO - L’Arcivescovo di Rabat: “Accogliere il Papa come il dito che ci indica il sole, che è Cristo”

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 03:39
Rabat – La visita che Papa Francesco si accinge a compiere in Marocco il prossimo 30 e 31 marzo, sarà “un grande evento per la nostra Chiesa”, afferma l’Arcivescovo di Rabat, Mons. Cristòbal Lòpez. Come riporta una nota dell’Arcidiocesi di Rabat pervenuta a Fides e diffusa nella diocesi, “sarà una due giorni molto impegnativa, carica di incontri significativi”, a partire da quello con i migranti della Caritas diocesana della capitale e quello al centro sociale gestito dalle Figlie della Carità, alla periferia della città. Prevista anche la visita all’Istituto Mohamed VI per la formazione degli Imam, dei predicatori e delle predicatrici, e l’incontro con Sua Maestà il Re e il popolo marocchino sulla spianata della Moschea Hassan,
“Tutti i cristiani che vorranno incontrare il Papa durante la celebrazione della Messa potranno farlo - continua Mons. Lòpez -, bisognerà avere pazienza per l'attesa e passare le necessarie misure di sicurezza, ma sarà fondamentale esserci. L’Eucaristia, culmine e fonte di tutta la vita cristiana, sarà anche il culmine della visita di Papa Francesco e la fonte di tutto ciò che risulterà dalla sua presenza tra noi”.
Rileva Mons. Lopez: “Il Papa verrà in Marocco come pastore universale, padre di tutti i cristiani cattolici, persona di buona volontà che vuole incontrare tutti. E per tutti, si presenta come ‘Servo della speranza’. Viene per riempirci di speranza, per darci forza, per riprenderci dallo scoraggiamento, per infondere entusiasmo; viene ad annunciare il Vangelo a noi”.
“Da parte nostra, dobbiamo accoglierlo come un essere umano come noi, uno strumento che ci segnala Cristo, la voce che annuncia il suo messaggio, il Vangelo. La nostra preoccupazione e il nostro desiderio non dovranno essere quelli di stringergli la mano o fare un selfie con Lui. L'attenzione deve essere posta sull'ascolto delle sue parole, sulla ricezione del suo messaggio, testimoniato da parole e gesti. ‘Quando il saggio segnala il sole con il dito, l'idiota guarda il suo dito’, dice un proverbio. Il Papa non è il sole; lui è il dito; guardiamo il sole, che è Cristo, e non il dito. Arriva il Papa: prepariamoci!” conclude Mons. Cristóbal.




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ASIA/UZBEKISTAN - La piccola comunità uzbeka cammina "in sinodalità con la Chiesa universale"

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 03:32
Città del Vaticano - "Ci siamo anche noi, piccola comunità di 3.000 fedeli in Asia centrale. Nell’incontro di questi giorni sulla protezione dei minori nella Chiesa, ho potuto toccare con mano la bellezza della collegialità e della sinodalità con la Chiesa universale. E’ stato molto toccante vedere che a tutti noi, Chiese giovani e di antica tradizione, piccole e grandi, è stata data la possibilità di dialogare con il Papa e di cercare insieme le risposte alle domande che la Chiesa si pone. In questi giorni, abbiamo affrontato il tema della pedofilia, un grave problema che, possiamo dire, non ha toccato l'Uzbekistan. Non per questo posso dire che non ci riguarda perché, a quel punto, non potrei dire che siamo un’unica Chiesa. Tocca anche a noi pregare, soffrire insieme e partecipare alla risoluzione di questi problemi”. E’ quanto dichiara all’Agenzia Fides l’Amministratore Apostolico dell’Uzbekistan, il francescano polacco p. Jerzy Maculewicz, OFMConv, giunto a Roma per partecipare all’incontro sulla tutela dei minori nella Chiesa e per la visita Ad limina dei Vescovi dell’Asia Centrale, che si tiene da oggi 25 febbraio a lunedì 4 marzo.
“Un’altra bella sensazione e consolazione che ho sperimentato in questi giorni - prosegue - è la consapevolezza di avere un aiuto, un sostegno da parte degli altri Vescovi, perché non sempre so come agire nelle diverse e complesse situazioni che viviamo. Ho bisogno di sentire un’altra persona che vive le mie stesse difficoltà, di conoscere il suo parere, di chiedere cosa farebbe al posto mio. Grazie a questa esperienza, è nato in me il bisogno di questa collegialità che può essere di sostegno al mio servizio in Uzbekistan”, racconta p. Maculewicz.
Inizialmente, rileva il francescano, l’incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa avrebbe dovuto coinvolgere solo i presidenti delle Conferenze episcopali: “Noi Vescovi di Uzbekistan, Tajikistan, Kirghizistan e Turkmenistan, quindi, non avremmo dovuto partecipare. Ma il Papa ha deciso di farci questo grande dono e di invitare anche i singoli Vescovi ordinari”.
Attualmente, la Chiesa cattolica nelle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale vede la presenza della sola Conferenza episcopale del Kazakistan. La speranza e il desiderio espresso dai Presuli presenti a Roma è che, nei tempi ritenuti possibili dalla Santa Sede, possa essere considerato e formalizzato un allargamento con l’istituzione di una Conferenza episcopale del Kazakistan e dell’Asia Centrale, che garantirebbe così finalmente una struttura ufficiale e un appoggio formale alle Chiese dei quattro paesi più piccoli dell’area , dove i cristiani sono un piccolo gregge, affidato spesso a pochi missionari, sacerdoti e religiosi.


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AMERICA/BRASILE - Campagna di Fraternità: stimolare la partecipazione alle politiche pubbliche alla luce della Parola di Dio e della Dottrina sociale

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 02:03
Brasilia - “Espressione della comunione, della conversione e della condivisione”, la Campagna di Fraternità che in Brasile anima ogni Quaresima dal 1962, ha l’obiettivo di stimolare “lo spirito comunitario e cristiano nella ricerca del bene comune, di educare alla vita in fraternità e di rinnovare la coscienza della responsabilità di tutti nell’azione evangelizzatrice, in vista di una società più giusta e solidale”.
Ogni anno la Campagna concentra l’attenzione su una problematica della società brasiliana. Joseanair Hermes, membro del Comitato di incidenza politica di Caritas Brasile, illustra all’Agenzia Fides la Campagna 2019, intitolata “Fraternità e politiche pubbliche”, guidata dal versetto biblico “Sarai liberato dal diritto e dalla giustizia” . Quest’anno la Conferenza episcopale intende “stimolare la partecipazione alle politiche pubbliche alla luce della Parola di Dio e della Dottrina sociale della Chiesa per rafforzare la cittadinanza attiva e il bene comune”, illustra l’esperta in leadership locale e governance territoriale. “La società brasiliana convive storicamente con molte carenze di beni e servizi basilari indispensabili per la vita dei cittadini” puntualizza l’esperta, “che non giungono ai cittadini allo stesso modo e con gli stessi tempi”.
Per questo, afferma la Hermes, la CNBB “desidera che tutti i cittadini sappiano come si formulano e si applicano le politiche pubbliche”, siano consapevoli di poterne proporre loro stessi e di adoperarsi affinché si consolidino. La CNBB vuole “promuovere la formazione politica dei cattolici e suscitare fra loro laici impegnati in politica che siano testimoni concreti della fede”. Per questo scopo la rete Caritas “si mobilita per costruire insieme alle pastorali locali e ai movimenti sociali spazi di riflessione e di stimolo all’azione”, affinché si consolidino le mete e gli obiettivi proposti a livello locale. Si tratta di seminari, studi biblici, laboratori, tavole rotonde, manifestazioni di piazza, cortei e “dialoghi diretti con le autorità pubbliche locali, sia legislative che esecutive, per concretizzare le azioni pertinenti alla comunità”.
La formazione specifica all’incidenza politica avrà luogo in incontri regionali, interregionali e nazionali. Il monitoraggio delle attività e dei risultati avverrà nell’ambito delle sezioni regionali della CNBB. Tutto ciò parte dalla necessità di mobilitare i cattolici in un frangente nel quale sono minacciati diritti che si pensavano acquisiti e, secondo alcuni, la stessa democrazia. In questo senso, secondo Joseanair Hermes, “i principali strumenti di trasformazione sono suscitare il dibattito e la comprensione dei problemi sociali, e soprattutto l’organizzarci per la protezione di tali diritti”. Per l’esperta, presa di coscienza e strategie incisive sono la ricetta affinché “la società civile si riorganizzi e si mobiliti per il ristabilimento della piena democrazia, fondandosi in una sovranità popolare senza esclusioni, sulla cittadinanza, sulla dignità umana e sul pluralismo”.
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¡Mamma mia! Menudo día.

Blog del Padre Fortea - 24 February, 2019 - 11:23


Para rebajar el tema solemne de los últimos posts he puesto hoy esta foto del gato. Encima, después de tanto Franco, se me ocurre hablar de un tema tan desagradable como el overbooking. Ya no me faltaba más que volver a hablar de la pederastia.
Sí, no descarto poner más fotos de gatos. Aun así, no quiero dejar de contestar a Lucía. Pero la contestación es un segundo post, el que está debajo, que lo lea el que quiera. Lo dejo a la responsabilidad de cada uno.
En este día tan soleado, tan primaveral, en que vengo de darme un agradable paseo con un amigo, quiero imaginar que, en el cielo, el alma de Franco pasea con el alma de La Pasionaria.
Seguiré poniendo fotos graciosas de gatos hasta que algún grupo feminista consiga aprobar alguna ley que lo persiga por considerarlo un atentado contra la dignidad de esos seres. Pero, mientras siga siendo legal, las seguiré poniendo.
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Mi contestación a Lucía

Blog del Padre Fortea - 24 February, 2019 - 11:21


Me escribió Lucía: “P.Fortea está en su derecho de definirse como un cura franquista pero también muchos católicos tenemos derecho a considerarnos antifranquistas totales, y comprenderá que tantos post lisonjeros sobre Franco nos deja desconcertados y nos retrotrae a la época del nacional catolicismo que creíamos superada. Bien, es cierto, que buena parte del clero español de hoy, no coincide con su visión”.
A continuación, mi contestación a esta buena persona:Durante años, me he callado. Pero ahora quiero defender en voz alta la memoria de aquellos que lucharon por el honor de Dios. Sabéis lo que para mí significó la película Becket. Es muy fácil elogiar a un santo de una época lejana, y callar ante la calumnia contra aquellos que incluso dieron la vida para yo poder nacer libre en un país libre, y nacer cristiano en un reino cristiano.
El haber hablado con claridad acerca de mi postura ante el separatismo, el feminismo radical, los lobbies LGTB y ante la Guerra Civil se basan en el deber que siento de expresar la verdad. Los que creemos en una moral objetiva, los que nos basamos en los antiguos tratados de moral, creemos (no soy yo solo) que ya ha llegado el momento de decir las cosas claras. Ya ha pasado el tiempo de la prudencia: van a por nosotros. Al menos, el tiempo que nos quede digamos la verdad plena y con la cara bien alta.
Pero eso sí, a muchos en la ciudad en la que vives, sí que les parecía lo más normal del mundo escuchar homilías en euskera en las que se hablaba del derecho a la autodeterminación et alia quae praetereo. También parecía lo más normal del mundo que el coadjutor de mi parroquia de san Francisco dejara libros (de lectura espiritual) en los que se hablaba de la lucha por los pobres en Nicaragua. También estaba muy mal visto que un confesor le dijera a un penitente que un católico no puede votar al partido socialista.
Cuando el error se ha extendido de tal manera, hasta parece aberrante que defendamos la memoria de aquellos que en 1936 salieron a hacer frente a los que mataban en nombre del error. Parece aberrante luchar con los medios necesarios frente a la violencia del error. Parece aberrante luchar frente a la violencia. Parece inaceptable defender que un hombre y una mujer deban tener los mismos derechos ante un juez.
Querida Lucía, tú abraza los dogmas (que es lo importante) y piensa lo que quieras sobre lo opinable. Pero yo estoy del lado de monseñor Garcia Lahiguera, monseñor Guerra Campos y monseñor Marcelo González Martín.
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¿Qué podemos esperar de la cumbre anti-pederastia en el Vaticano?

Fe y Razón - 23 February, 2019 - 13:39
Año 15, número 721Luis-Fernando Valdés
Durante cuatro días, el Papa Francisco se reunió con obispos de todo el mundo, en el encuentro titulado “La protección de menores en la Iglesia”, para responder con firmeza al problema de abusos sexuales. Les ofrezco hoy unas guías para ver el impacto de esta reunión sinodal que tendrá en la Iglesia.
El Papa besa la mano, como signo de perdón,
de un sobreviviente de abusos sexuales,
el polaco Marek Lisinski, con motivo de
la cumbre eclesial anti-pedofilia. (Foto)
1. ¿Por qué se reúne el Papa con los obispos? La respuesta no es tan obvia. Ante un problema tan grave y de escala mundial, alguno quizá piense que el Pontífice reúne a los obispos para regañarlos o, tal vez, para darles órdenes imperiosas.La clave para entender esta cumbre la explica muy bien el historiador inglés y biógrafo del Papa Francisco, Austin Iveriegh, quien explica que “para enfrentarse a una crisis de credibilidad que atañe a la vida y la misión de la Iglesia misma, el Papa no ha dictado normas y leyes, sino que ha convocado una asamblea sinodal”. (RC, 21 feb. 2019)Se trata del “camino de la sinodalidad”, o sea, de la Iglesia que se reúne para escuchar y para discernir los temas que afectan a todos, pues esta la vía indicada por Francisco en 2015, cuando manifestó su convicción de que esta sinodalidad “es el camino que Dios espera de la Iglesia del tercer milenio”. (Ibidem).
2. Las víctimas son lo más importante. El encubrimiento de los culpables fue lo que dio pie a esta crisis global de la Iglesia. Durante décadas se mantuvieron en secreto estos crímenes, para no manchar a la Iglesia, dado que estos abusos los perpetraron unos pocos clérigos. Y en no pocos casos no se les creyó a las víctimas que denunciaron estos hechos.Ahora la Iglesia ha rectificado y ha empezado por reconocer el dolor de las víctimas y pedirles perdón. Al inicio de la reunión, Francisco pidió a los obispos escuchar “el grito de los pequeños que piden justicia”, para “sanar las graves heridas del escándalo de la pederastia”.Durante la primera reunión de esta cumbre, fueron proyectados en el aula sinodal los testimonios de cinco víctimasque sufrieron abusos de sacerdotes. Una de ellas contó que cuando hizo la denuncia, “me trataron como a un mentiroso”.En esa misma jornada, el Papa Francisco saludó al polaco Marek Lisinski, víctima de abusos y creador de la organización “Ending Clerical Abuse” (ECA ,‘Para poner fin a los abusos del clero’).  El Pontífice besó su mano como signo de perdón. (video)
3. Soluciones concretas. Desde Benedicto XVI se empezaron a dictar pautas de actuación ante estos casos, pero aún son un poco generales y no han tenido un alcance global. Por eso, Francisco ha pedido que en esta reunión se establezcan líneas muy claras.En su breve discurso inaugural, el Pontífice dijo a los obispos y peritos: “El Pueblo santo de Dios nos mira y espera de nosotros, no solo simples y obvias condenas, sino disponer medidas concretas y efectivas. Es necesario concreción”.Buscando esa concreción, el Papa entregó a los participantes una líneas de acción. Se trata de 21 puntos de reflexión, que Francisco elaboró tomando en cuenta las propuestas de las Conferencias episcopales de todo el mundo.Los primeros siete puntos dan los pasos a seguir cuando se conoce un caso (escuchar a las víctimas, informar a las autoridades civiles, establecer protocolos, etc.). Los puntos 8, 9 y 10, se refieren a la atender y sanar las heridas de las víctimas.El punto 11 trata sobre colaborar con los medios de comunicación para poder discernir los casos verdaderos de los falsos, evitando difamaciones. El n. 14 habla sobre el derecho a la defensa (la presunción de inocencia). Y el 15 pone a consideración que los obispos y sacerdotes culpables sean expulsados del ministerio.
Epílogo. Francisco, siguiendo la tarea de purificación iniciada por Benedicto XVI, está realizando una verdadera reforma en la Iglesia, y ha sido valiente para abordar un tema complicado y desafiar los encubrimientos.Lo que podemos esperar de esta cumbre anti-pederastia es una auténtica purificación de la Iglesia, es decir, el reconocimiento de esta plaga con la finalidad de atender a las víctimas, castigar a los culpables y dar medidas concretas para evitar nuevos casos.
@FeyRazon   lfvaldes@gmail.comhttp://www.columnafeyrazon.blogspot.com
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La verdad no tiene prisa

Blog del Padre Fortea - 23 February, 2019 - 08:27


Desde esa experiencia que conté ayer, mi visión de esa época cambió totalmente. Leí y leí muchísimo para construir esa novela titulada La tempestad de Dios. Y, en el último año, con toda sinceridad, todavía ha cambiado más mi comprensión de la sencillez de la vida espiritual del Caudillo, un hombre que se hizo un niño ante Dios, y de su hondura. Su relación con Dios fue la cosa más importante de su vida.
Resulta llamativas las declaraciones unánimes de obispos que tanto admiro con monseñor José María García Lahiguera o monseñor Guerra Campos, solo por citar a dos obispos santos. No hace falta hacer una lista de elogios después de su muerte. Otros la han hecho:https://fnff.es/historia/904918733/Asi-hablaron-los-obispos-sobre-la-figura-de-Francisco-Franco.html
Pero sí que llamo la atención de un hecho rescatado por Luís Suárez en la documentación que ha puesto a la luz: cuando Pablo VI llega al solio pontificio, su prioridad es cambiar al episcopado de España, porque reconoce que todos los obispos de España se deshacen en elogios hacia el Jefe del Estado y forman una piña inquebrantable con él.
Cuando Pablo VI de forma directa, insisto, de forma directa y personal, (y de forma cada vez menos disimulada) comenzó a dejar claro que había premios para los que se desligasen del régimen, se encontró con que los obispos cerraron filas con el Jefe del Estado. Hubo premios y pequeñas venganzas. Se le dejó muy claro al, entonces, arzobispo de Madrid que por eso no se concedió el cardenalato. 
Lo más triste de todo esto fue que Franco lo supo. Jamás, ni los más íntimos le escucharon una crítica ni respecto al papa ni respecto a los nuevos jóvenes obispos. Basta leer las memorias del cardenal Tarancón. Se pueden leer otras muchas memorias. Con razón, con toda razón, que Dalí dijera es “un santo, un místico”. Obsérvese, en esta foto, la mirada de Dalí y la de Franco. https://twitter.com/rabihalameddine/status/748622098151530497
Dalí, con esos ojos que manifiestan todos sus problemas sexuales y sus complicaciones internas. La mirada de Franco, serena, paternal. Dalí no puede resistir esa mirada que profundiza en su alma, siente pudor, se siente nervioso. Pocas veces una foto es una radiografía abierta de dos miradas detrás de las cuales hay dos vidas: la vida en desorden moral, la vida en el orden de Dios.https://www.youtube.com/watch?v=1murZqbLhdU
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