Noticias

AFRICA/RWANDA - Verso il Mese Missionario Straordinario: A Kigali Riunione delle POM dei Paesi africani di lingua romanza

Agencia FIDES - 3 hours 6 min ago

Kigali – “Riflettere insieme, per essere consapevoli delle sfide che la Chiesa deve affrontare nella missione nel mondo di oggi e cercare risposte per proporre una migliore realizzazione della missione della Chiesa in Africa”. È questo lo scopo della 10ma Riunione dei Direttori Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie dei Paesi africani francofoni, ispanofoni e lusofoni, che si è aperta ieri, 25 febbraio, nella capitale del Rwanda, Kigali, presso il Centro Pastorale San Paolo.
All’incontro, che si concluderà domenica 3 marzo, partecipano 35 Direttori Nazionali provenienti dai Paesi africani di lingua francese, spagnola e portoghese, 9 Direttori diocesani delle POM del Rwanda, i Segretari delle Commissioni Episcopali rwandesi ed altre persone invitate perché impegnate nella pastorale missionaria in Rwanda, per un totale di 70 partecipanti.
La riunione rientra nell’ambito dei preparativi del Mese Missionario Straordinario indetto da Papa Francesco per l’ottobre 2019. “Il tema scelto per il Mese Missionario Straordinario ha influito positivamente sul tema scelto per il nostro incontro ” afferma un comunicato della Commissione Episcopale per le Missioni del Rwanda inviato all’Agenzia Fides. Il comunicato sottolinea che “I cinque sotto-temi affrontati sono centrati su alcune importanti sfide per la Chiesa in missione nel mondo di oggi: la missione della Chiesa si realizza in varie circostanze che possono influenzarla positivamente o negativamente, in questa sessione il caso dell'Evangelizzazione del Rwanda potrà servire da esempio; le influenze della postmodernità e la nuova etica mondiale sono realtà che la Chiesa non può trascurare nella sua missione; le risorse per le attività missionarie meritano attenzione in un forum di discussione e riflessione come questa sessione dei direttori delle POM; la diversità di credenze religiose e le divisioni all'interno del cristianesimo, così come la questione della pace nel mondo e il suo impatto sulle attività missionaria, soprattutto in Africa sono fenomeni da analizzare per determinare le strategie appropriate per l'evangelizzazione”.
Tra i risultati delle sessioni di lavoro ci si aspetta che i partecipanti rafforzino la consapevolezza sulle principali sfide che il mondo moderno pone all'attività missionaria della Chiesa in modo da trovare risposte per promuovere una pastorale missionaria adeguata. Tra le sfide da affrontare vi sono la convivenza tra le diverse fedi nel rispetto reciproco e la pace. Un altro risultato atteso dai partecipanti è infatti quello di proporre “strategie tratte dal Vangelo per promuovere la pace e una politica sostenibile nel mondo, specialmente in Africa”. Inoltre, “i partecipanti devono trovare risposte concrete e pertinenti nella loro missione in modo che la Chiesa influenzi le persone a vivere la diversità delle religioni nel rispetto reciproco”.
Categories: , Noticias

AFRICA/EGITTO - Giovani sacerdoti della Chiesa di Milano in pellegrinaggio nei luoghi del "Cammino della Sacra Famiglia"

Agencia FIDES - 7 hours 47 min ago
Il Cairo - Una larga rappresentanza dei giovani sacerdoti della Chiesa di Milano ha iniziato lunedì 25 febbraio un pellegrinaggio in Egitto nel cui programma sono inclusi anche incontri con le Chiese locali e visite ai luoghi attraversati dal cosiddetto “Cammino della Sacra Famiglia”, l'itinerario che unisce i luoghi attraversati secondo tradizioni millenarie da Maria, Giuseppe e Gesù Bambino quando trovarono rifugio in Egitto per fuggire dalla violenza di Erode. Il gruppo di pellegrini comprende circa 120 presbiteri ambrosiani , accompagnati dall’Arcivescovo Mario Delpini. Durante la trasferta in Egitto, i sacerdoti dell’Arcidiocesi di Milano e il loro Arcivescovo visiteranno anche monumenti e luoghi di interesse storico.
Ormai da tempo, come riferito dall'Agenzia Fides , le autorità egiziane puntano a valorizzare e promuovere anche in chiave turistica il Cammino della Sacra Famiglia, come percorso di pellegrinaggio in grado di interessare le comunità cristiane di tutto il mondo. Il 4 ottobre 2017 Papa Francesco, nel contesto dell'Udienza generale del mercoledì, aveva salutato una folta delegazione egiziana giunta a Roma per promuovere i pellegrinaggi lungo quell’itinerario. Nel febbraio 2017, pochi giorni prima della visita di Papa Francesco in Egitto, Nader Guirguis, membro della Commissione ministeriale per il rilancio del Cammino della Sacra Famiglia, in un suo intervento aveva fatto riferimento a ipotesi storiche basate sul racconto dei Vangeli, secondo le quali la permanenza in Egitto di Gesù e della Sacra Famiglia potrebbe essersi protratta per alcuni anni.
L’Ismi – Istituto Sacerdotale Maria Immacolata – si presenta come un percorso di accompagnamento per i giovani sacerdoti della Chiesa di Milano nei primi anni di ministero. Questa cura nell’accompagnamento per i preti giovani, per desiderio dell’Arcivescovo Delpini, è stata prolungata di recente ai primi dieci anni di sacerdozio.
Categories: , Noticias

ASIA/PAKISTAN - Rischio di guerra con l'India, appello della Chiesa per colloqui di pace

Agencia FIDES - 7 hours 57 min ago
Karachi - "Condanniamo gli attacchi terroristici avvenuti in Kashmir, ma anche qualsiasi reazione armata: chiediamo a Dio di cambiare i cuori e agli uomini di fermare ogni atto che può portare alla guerra. Preghiamo per le vittime e preghiamo per la pace tra India e Pakistan": lo dichiara all'Agenzia Fides il Vescovo Samson Shukardin OFM, che guida la comunità cattolica nella diocesi di Hyderabad. Dopo l'attentato in Kashmir del 14 febbraio, in cui sono morti 42 militari indiani, i cacciabombardieri indiani hanno condotto un raid su un “campo di addestramento di militanti estremisti” in territorio pakistano. Si tratta del primo attacco di questo genere dal 1971, quando i due paesi hanno combattuto una guerra in seguito alla secessione del Bangladesh dal Pakistan. Il ministero degli Esteri indiano ha annunciato che nell’attacco "sono stati uccisi 300 terroristi” del gruppo Jaish-e-Mohammed, gruppo jihadista sunnita nato in India ma con basi anche in Pakistan, che ha rivendicato l'attentato terroristico.
Temendo un'escalation militare, il Vescovo Samson afferma: "Entrambi i paesi, l'India e il Pakistan, devono rispettarsi a vicenda e devono essere realisti, comprendere la realtà e collaborare per il bene: invece di minacciarsi a vicenda, i leader di entrambi i paesi devono lavorare dando priorità al mantenimento della pace". E aggiunge: "Esortiamo i leader politici di entrambi gli stati a lavorare per risolvere la crisi in corso tramite colloqui al tavolo di negoziato, invece di accusarsi a vicenda".
La leadership dell'India accusa il Pakistan per il suo coinvolgimento nell'attacco terroristico del 14 febbraio. Il Primo Ministro del Pakistan, Imran Khan, nega il coinvolgimento delle autorità pakistane in questo incidente e ha offerto all'India tutto il suo sostegno per una inchiesta.
Il frate cappuccino P. Qaisar Feroz, Segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali dei Vescovi cattolici del Pakistan dichiara a Fides: "Penso che i leader politici di entrambi i paesi debbano usare la buona volontà politica per risolvere la questione del Kashmir. La guerra non è mai la strada giusta da percorrere. La pace e le distensione politica porteranno certamente prosperità su entrambi i lati dei confini. Dobbiamo scegliere la via del dialogo e risolvere i conflitti in modo pacifico".
Categories: , Noticias

ASIA/PAKISTAN - Rischio di guerra con l'India, appello delle Chiesa per colloqui di pace

Agencia FIDES - 7 hours 57 min ago
Karachi - "Condanniamo gli attacchi terroristici avvenuti in Kashmir, ma anche qualsiasi reazione armata: chiediamo a Dio di cambiare i cuori e agli uomini di fermare ogni atto che può portare alla guerra. Preghiamo per le vittime e preghiamo per la pace tra India e Pakistan": lo dichiara all'Agenzia Fides quanto appreso dalla Fides dal Vescovo Samson Shukardin OFM, che guida la comunità cattolica nella diocesi di Hyderabad. Dopo l'attentato in Kashmir del 14 febbraio, in cui sono morti 42 militari indiani, i cacciabombardieri indiani hanno condotto un raid su un “campo di addestramento di militanti estremisti” in territorio pakistano. Si tratta del primo attacco di questo genere dal 1971, quando i due paesi hanno combattuto una guerra in seguito alla secessione del Bangladesh dal Pakistan. Il ministero degli Esteri indiano ha annunciato che nell’attacco "sono stati uccisi 300 terroristi” del gruppo Jaish-e-Mohammed, gruppo jihadista sunnita nato in India ma con basi anche in Pakistan, che ha rivendicato l'attentatao terroristico.
Temendo un'escalation militare, il Vescovo Samson afferma: "Entrambi i paesi, l'India e il Pakistan, devono rispettarsi a vicenda e devono essere realisti, comprendere la realtà e collaborare per il bene: invece di minacciarsi a vicenda, i leader di entrambi i paesi devono lavorare con visione dando priorità al mantenimento della pace". E aggiunge: "Esortiamo i leader politici di entrambi gli stati a lavorare per risolvere la crisi in corso tramite colloqui al tavolo di negoziato, invece di accusarsi a vicenda".
La leadership dell'India accusa il Pakistan per il suo coinvolgimento nell'attacco terroristico del 14 febbraio. Il Primo Ministro del Pakistan, Imran Khan, nega il coinvolgimento delle autorità pakistane in questo incidente e ha offerto all'India tutto il suo sostegno per una inchiesta.
Il frate cappuccino P. Qaisar Feroz, Segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali dei Vescovi cattolici del Pakistan dichiara a Fides: "Penso che i leader politici di entrambi i paesi debbano usare la buona volontà politica per risolvere la questione del Kashmir. La guerra non è mai la strada giusta da percorrere. La pace e le distensione politica porteranno certamente prosperità su entrambi i lati dei confini. Dobbiamo scegliere la via del dialogo e risolvere i conflitti in modo pacifico".
Categories: , Noticias

AFRICA/SUDAFRICA - “No alla discriminazione dei migranti. Se alcuni di loro delinquono non è che lo fanno tutti” dice l’Arcivescovo di Johannesburg

Agencia FIDES - 8 hours 1 min ago
Johannesburg – “Troppi migranti sono sfruttati, specie quelli privi di documenti” ha denunciato Sua Ecc. Mons. Buti Tlhagale, Arcivescovo di Johannesburg, nel discorso per le celebrazioni in Sudafrica per il 50esimo anniversario della costituzione del Symposium of the Episcopal Conferences of Africa and Madagascar che si sono tenute a Durban.
Riferendosi ai migranti privi di documenti che vivono in Sudafrica l’Arcivescovo ha detto: “Molti ricevono salari da schiavi e sono continuamente minacciati di arresto. Alcuni sono vittime di funzionari di polizia corrotti. E, come se ciò non bastasse, molti sono vittime della xenofobia. Quando le comunità locali avviano una protesta per la mancanza di servizi pubblici, tirano fuori la rabbia nei confronti dei cittadini stranieri, molestandoli, attaccandoli, distruggendo e saccheggiando i loro negozi. È ingiusto che migranti e rifugiati diventino capri espiatori per le evidenti carenze del governo e delle autorità locali” sottolinea.
Mons. Tlhagale riconosce che c’è un problema di criminalità legato alla migrazione che esaspera gli animi della popolazione e che rischia di criminalizzare tutti i componenti delle comunità straniere presenti in Sudafrica. Tra i migranti “vi sono persone che sono pesantemente coinvolte nel traffico di droga” afferma Mons. Tlhagale. “Le droghe sono diventate una piaga in alcune delle nostre comunità. Quindi la rabbia palpabile delle comunità è comprensibile. Ci sono migranti coinvolti in rapine e nella tratta di esseri umani. Le aberrazioni di alcuni non dovrebbero portare alla condanna generalizzata dell'intera comunità di migranti e rifugiati” avverte Mons. Tlhagale.
“Il grave peccato che commettiamo in questo nostro tempo, è il peccato dell'indifferenza per la condizione degli altri. Camminiamo dall'altra parte della strada come il sacerdote e il levita. Non vogliamo vedere, non vogliamo saperlo. Portiamo con noi cuori di pietra. Misuriamo il valore delle persone applicando i criteri sbagliati di razza, nazionalità, cultura e religione” sottolinea l’Arcivescovo. “Quando discriminiamo i nostri fratelli africani tradiamo la nostra stessa umanità; diminuiamo il nostro onore e il valore di persone umane. Oscuriamo l'immagine di Dio impressa sui nostri volti e nei nostri cuori. Il fatto è che siamo creature che trovano la nostra perfezione solo stabilendo una relazione con gli altri. È questa reciprocità che ci rende veramente umani. È una relazione reciproca che attraversa confini artificiali, frontiere geografiche, linee di frattura culturale e divisioni razziali. Le relazioni da persona a persona, indipendentemente dall'origine, lingua, razza o cultura, sono generalmente calde e piacevoli. Le relazioni sono avvelenate da un pregiudizio che è incorporato nella società” conclude Mons. Tlhagale.
Categories: , Noticias

AMERICA/NICARAGUA - Fiducia e speranza nella ripresa del Dialogo Nazionale per uscire dalla crisi

Agencia FIDES - 8 hours 18 min ago
Managua – Crescono le aspettative e le speranze in attesa dell'apertura del nuovo ciclo di incontri del Dialogo Nazionale, prevista per domani, 27 febbraio, fra il governo e i membri dell'opposizione. Siederanno al tavolo di negoziazione i rappresentanti dei Vescovi, come testimoni e mediatori, i rappresentanti del governo, e la delegazione dell'alleanza civica, che ha chiesto da tempo l'immediata uscita di scena del presidente Ortega, che sarà completamente rinnovata rispetto alla prima fase dei dialoghi
Tra le diverse informazioni pervenute a Fides negli ultimi giorni, figura anche l’incontro privato con Papa Francesco del Cardinale Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua e Presidente della Conferenza episcopale, a Roma per l’incontro mondiale convocato dal Papa. Sebbene non ci siano dichiarazioni ufficiali, è da rilevare che il Cardinale ha sempre condiviso con il Santo Padre la situazione che vive da tempo questo paese centroamericano. Già a gennaio, tutta la Conferenza episcopale del Nicaragua aveva incontrato il Papa nell’ambito della celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù a Panama. Secondo alcuni Vescovi, Papa Francesco si era mostrato molto interessato ad una soluzione pacifica della situazione di crisi del paese.
Solo pochi giorni fa il Nunzio apostolico, Mons. Stanislaw Sommertag, insieme al Cardinale Brenes, ha partecipato ad un incontro dei rappresentanti del governo con gli imprenditori in cui è stata esposta la grave situazione di crisi. Il comunicato diffuso al termine afferma che “nello scambio aperto di opinioni, si è confermata la necessità di una comprensione per iniziare un negoziato, attraverso un incontro inclusivo, serio e franco”.
Ancora non si conoscono i nomi di tutti quelli che dovranno sedersi al tavolo delle trattative, tra cui dovrebbe esserci anche il Nunzio apostolico, il quale tuttavia ha detto alla stampa locale, pochi giorni fa, che qualora venisse formalmente invitato, "avrà bisogno dell'autorizzazione della Santa Sede", ed ha espresso un auspicio: "dinanzi a questa opportunità, bisogna promuovere un clima favorevole, in modo che i risultati di questo processo siano positivi".
Anche i nomi dei membri della Conferenza Episcopale non sono stati ancora comunicati, anche se non potrà mancare il Cardinale Brenes e uno dei Vescovi che hanno già partecipato alla prima tornata di Dialogo Nazionale.
La tensione nel paese resta sempre alta. Sono ancora tantissimi i prigionieri politici detenuti e gli atti violenti di repressione contro il popolo nicaraguense, che non smette di manifestare contro il governo del presidente Ortega, mentre la situazione economica del paese inizia a risentire della crisi sociale che dura ormai da 10 mesi.

Categories: , Noticias

ASIA/KAZKHSTAN - Il Vescovo di Almaty: “Un anno dedicato al Sacro Cuore di Gesù: inizia la catechesi in lingua kazaka”

Agencia FIDES - 8 hours 20 min ago
Città del Vaticano - “La Chiesa del Kazakistan e dell’Asia centrale è cambiata strutturalmente poco negli ultimi cinque anni, ma stiamo pensando che possa crescere un po’ di più. Non sappiamo ancora come, ma abbiamo questo desiderio e speriamo di poter trovare ispirazione per l’opera di evangelizzazione. Al tempo stesso, stiamo vivendo questi giorni con grande entusiasmo: credo che per ognuno di noi questa visita alla Santa Sede debba essere non un viaggio amministrativo, ma un pellegrinaggio di spiritualità e comunione”. E’ quanto dichiara all’Agenzia Fides José Luís Mumbiela Sierra, Vescovo di Almaty, a Roma in occasione della visita ad Limina apostolorum dei Vescovi dell’Asia Centrale, che si tiene dal 25 febbraio al 4 marzo.
Mons. Mumbiela illustra la situazione della Chiesa cattolica in Kazakhstan che, secondo dati della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, conta 112.500 cattolici divisi in quattro diocesi : “La vita cristiana va avanti, continuiamo il nostro percorso di crescita. Nella diocesi di Almaty in questo 2019 abbiamo da una parte l’idea di creare alcune nuove parrocchie, dall’altra quella di dar vita a nuovi progetti pastorali e caritativi. Inoltre, dedicheremo quest’anno al Sacro Cuore di Gesù: sarà un momento di carattere spirituale, ma anche di crescita formativa, che mirerà a conoscere il cuore di Cristo per conoscere sempre meglio il cuore umano. In queste attività avremo l’appoggio di due nuovi sacerdoti che arriveranno nei prossimi mesi”, spiega il Vescovo.
I fedeli della diocesi di Almaty, inoltre, saranno sostenuti nel proprio cammino anche da modelli di santità legati alla storia della Chiesa locale. Racconta Mons. Mumbiela: “Abbiamo chiesto a una pittrice kazaka di dipingere un quadro dedicato a dei frati minori francescani che morirono martiri nel XIV secolo in quella che attualmente è la frontiera tra Kazakhstan e Cina: lì c’era un’antica diocesi, la cui sede è attualmente in territorio cinese, ma che costituisce la testimonianza della presenza storica dei cattolici in Kazakhstan. Questo serve a ricordare che la nostro fede non è legata solo all’arrivo di tedeschi e polacchi durante il regime sovietico, ma affonda le radici nella storia più antica del paese. Anche se questi francescani non sono stati beatificati, con questo quadro, di cui abbiamo realizzato anche delle stampe per la devozione privata, vogliamo rispondere al dovere di venerare, come figli, quanti hanno dato la vita per la nostra fede in questa terra”.
La presenza cattolica in Kazakhstan è strettamente legata alle comunità etniche giunte nel paese con le deportazioni sovietiche, ma al tempo stesso vede aumentare il numero di cattolici locali. A tal proposito, spiega il Vescovo: “Quest’anno intendiamo avviare catechesi sull’annuncio cristiano in lingua kazaka. La lingua russa è molto diffusa in Kazakistan, quindi garantiamo il servizio pastorale in questa lingua, ma ora nasce l’esigenza di un annuncio cristiano in lingua kazaka: vedremo quali frutti potrà portare, ma è un segno importante per la nostra Chiesa locale”.
Il governo kazako ha una politica molto precisa sulla religioni: “C’è qualche restrizione in più rispetto a qualche anno fa, per il timore dei fondamentalismi e dell’estremismo violento. Lo comprendiamo e per questo ci uniamo alla ricerca del bene comune del paese. La situazione in cui viviamo è gioiosa, possiamo lavorare con tranquillità, certo con alcuni limiti amministrativi, che sono per il bene di tutti. Viviamo in serenità il rapporto con le altre religioni: a breve desideriamo consegnare simbolicamente ai rappresentanti delle varie comunità presenti nella nazione il documento finale della visita del papa ad Abu Dhabi. E’ solo un gesto di amicizia, per rafforzare le buone relazioni e il dialogo islamo-cristiano, ma a livello pubblico è un segnale che può valere più di mille prediche”, conclude mons. Mumbiela.
Categories: , Noticias

AMERICA/ARGENTINA - Mese Missionario Straordinario: prendiamo coscienza di essere tutti missionari “per natura”

Agencia FIDES - 9 hours 32 min ago
Formosa - "Essere missionario è una vocazione, una chiamata e un'elezione" dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. José Vicente Conejero Gallego, arrivato come missionario nella diocesi argentina di Formosa nel 1976, di cui è Vescovo dal 1997. Il Presule sottolinea che "Gesù Cristo è l'inviato del Padre, il missionario per eccellenza, inviato per svolgere una missione. Gesù è mandato a realizzare la salvezza e la riconciliazione degli uomini con Dio e la nuova alleanza”.
Mons. Conejero prosegue: "dopo Gesù, Maria, nel testo della Visitazione, dopo aver detto il suo sì a Dio e avendo Cristo nel suo grembo, è mossa dallo Spirito Santo per andare ad annunciare la misericordia di Dio, l'adempimento delle sue promesse, e per dare un aiuto sollecito, come dice Sant'Ambrogio, all’anziana cugina Elisabetta. In questo modo porta l’annuncio sia della buona notizia del Signore che del servizio concreto al fratello".
Il Vescovo di Formosa sottolinea ancora a Fides che "Paolo è il missionario e l'apostolo per eccellenza, quando inizia la Lettera ai Romani, dice di essere il servo di Gesù Cristo, scelto e chiamato a predicare e proclamare la Buona Novella". Partendo da queste testimonianze, Mons. José Vicente Conejero Gallego evidenzia che "essere missionario è essere come Gesù, unto e inviato per annunciare la Buona Novella del Regno di Dio. Certo, unito alla Chiesa, che manda e svolge questa missione attraverso persone concrete. In poche parole, essere missionario è essere inviato, scelto, convocato, per portare agli uomini la gioia della Buona Novella di Gesù, amandoli, servendoli e spendendosi per loro"
Per il Vescovo il Mese Missionario Straordinario dell’ottobre 2019, rappresenta un'opportunità per "incoraggiare tutta la Chiesa, che per sua natura è missionaria, come dice il decreto Ad gentes". Da questo scatursce che "l'obiettivo fondamentale di questo Mese è quello di sensibilizzare l'intera comunità ecclesiale, l'intero Popolo di Dio, tutti i battezzati, come dice il motto, battezzati e inviati". Infine Mons. José Vicente Conejero Gallego auspica che "nelle Chiese particolari, tutti possiamo diventare consapevoli di essere missionari per natura, e quindi ci sia un maggiore impulso missionario in tutta la Chiesa per annunciare la Buona Novella del Regno di Dio e costruire la Chiesa, in dialogo con le culture e con i popoli, in modo da poter progredire nella costruzione dell’unica famiglia umana”.
Categories: , Noticias

AFRICA/NIGERIA - L’Unione Africana: “Il voto si è svolto in un’atmosfera complessivamente pacifica”, ma 39 persone sono state uccise in violenze elettorali

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 04:32
Abuja - Sono 39 le persone che hanno perso la vita in incidenti e violenze verificatesi nelle elezioni generali che si sono tenute il 23 febbraio in Nigeria. Lo afferma l’organizzazione indipendente SBM intelligence che ha raccolto e analizzato i dati dell’andamento del voto, secondo il quale 233 persone sono state uccise in 67 incidenti preelettorali verificatisi da ottobre alla vigilia del voto.
Nonostante i gravi episodi violenti che hanno funestato la votazione in alcune zone del Paese, il capo degli osservatori elettorali dell’Unione Africana, l’ex Primo Ministro etiopico, Hailemariam Desalegn, ha affermato che “le elezioni si sono svolte "in un’atmosfera complessivamente pacifica”. Nel corso delle elezioni generali del 2015 si registrarono un centinaio di vittime mentre in quelle del 2011 circa 800. Molti degli incidenti mortali si registrarono però dopo il voto.
In diversi dei 36 Stati in effetti la votazione si è svolta senza incidenti di rilievo. Nello Stato di Edo, ad esempio, Sua Ecc. Mons. Donatus Ogun, Vescovo di Uromi, ha lodato il Governatore dello Stato per aver assicurato un voto pacifico. “Abbiamo appena completato la prima fase delle elezioni generali del 2019 e sono felice per come l’elettorato dello Stato di Edo si è comportato e si è mantenuto pacifico in tutto lo Stato” ha detto domenica 24 febbraio dell’omelia della messa presso la chiesa di San Paolo a Benin City.
Le elezioni dovevano tenersi il 16 febbraio ma erano state posticipate di una settimana a causa di ritardi nella distribuzione del materiale elettorale . I due principali sfidanti a contendersi la carica di Capo dello Stato sono il Presidente uscente Muhammadu Buhari e l’ex Vice Presidente Atiku Abubakar.

Categories: , Noticias

AFRICA/EGITTO - Il Mufti dovrà confermare la pena di morte per i due condannati per l’omicidio del Vescovo Epiphanius

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 04:20
Damanhur - La sentenza di condanna a morte emessa dalla giustizia egiziana per il monaco e l’ex monaco accusati dell’omicidio di Anba Epiphanios, abate del monastero di San Macario, rappresenta “una catastrofe” e va presentato al più presto il ricorso per un secondo appello di giudizio. Così si è espresso Anba Agathon, Vescovo copto ortodosso di Maghagha, riguardo alla pena capitale comminata sabato 23 febbraio dalla Corte penale di Damanhur contro il monaco Falta’os al Makari e l’ex monaco Wael Saad Tawadros, condannati come colpevoli dell’assassinio perpetrato il 29 luglio 2018, che ha sconvolto l’intera comunità copta e in particolare gli ambienti monastici. Il Vescovo Agathon ha anche definito il giorno della sentenza come “un giorno triste”, e ha invitato a pregare per i due condannati.
Nella sentenza di condanna si legge che i due condannati “non hanno avuto scrupoli nel commettere il loro crimine in un luogo sacro, e hanno mostrato di non tenere in alcun conto neanche l’età avanzata e la statura spirituale della vittima. Questo avrebbe tolto ai membri del tribunale ogni possibilità di prendere in considerazione eventuali attenuanti con cui giustificare una pena meno pesante. La Corte penale di Damanhur ha sottoposto la sentenza al Mufti d’Egitto, l’autorità religiosa islamica incaricata di emettere le fatwa su questioni rilevanti. In Egitto, una condanna a morte non può essere definitiva se non approvata dal Mufti. La data del giudizio definitivo è stata fissata dalla Corte per il prossimo 24 aprile.
Secondo quanto ricostruito durante le indagini, tra l’Abate assassinato e i due condannati erano sorti contrasti per questioni economiche e per diverse violazioni delle regole monastiche da parte dei due monaci . Durante il dibattimento processuale, i due accusati hanno continuato a proclamarsi innocenti, e hanno anche ritrattato precedenti confessioni di colpevolezza che a loro dire sarebbero state estorte attraverso pressioni psicologiche da parte degli organi inquirenti.
Alle prime ore di domenica 29 luglio 2018, il corpo del Vescovo Epiphanius era stato rinvenuto in una pozza di sangue, all'interno del monastero, lungo il tragitto che dalla sua cella conduceva alla chiesa, dove il Vescovo si stava recando per iniziare la giornata con l'ufficio delle preghiere mattutine, prima della Messa domenicale . 64 anni, nativo di Tanta, laureato in medicina, Anba Epiphanius era entrato nel Monastero di San Macario, nella regione del Wadi Natrun, nel 1984, era stato ordinato sacerdote nel 2002. Ricercatore e studioso, aveva lavorato alla traduzione dal greco all'arabo di diversi libri della Bibbia. I monaci del Monastero di San Macario lo avevano eletto a maggioranza come proprio abate il 3 febbraio 2013. Discepolo di Matta el Meskin – padre spirituale e figura chiave nella storia recente della Chiesa copta ortodossa – Anba Epiphanius viveva intensi rapporti di comunione spirituale con amici e comunità monastiche della Chiesa cattolica, come la Comunità di Bose. .
Categories: , Noticias

AMERICA/STATI UNITI - Riunione di emergenza dei Vescovi di confine sui recenti sviluppi delle migrazioni nella regione

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 03:50
Texas – I Vescovi delle diocesi di confine degli Stati Uniti e del Messico, insieme ai rappresentanti di vari gruppi cattolici impegnati per la giustizia sociale, si riuniscono a El Paso, in Texas, da oggi al 27 febbraio, per un incontro di emergenza sui recenti sviluppi del fenomeno dell'immigrazione nella regione. Sarà presente anche padre Robert Stark, della sezione migranti e rifugiati del Dicastero vaticano per lo Sviluppo Umano Integrale. Sono almeno 14 i Vescovi attesi, tra cui quelli delle diocesi di Brownsville e El Paso, in Texas, della diocesi di Las Cruces, New Mexico, e dell'arcidiocesi di San Antonio, oltre ai rappresentanti della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti e di diverse organizzazioni di credenti che lavorano per la giustizia sociale.
Dylan Corbett, direttore esecutivo dell’Hope Border Institute di El Paso, tra gli organizzatori dell'evento, spiega in una nota inviata a Fides che l'incontro aiuterà i gruppi a mettere a punto le strategie e ad unire gli sforzi per affrontare alcune questioni relative a come vengono trattati e percepiti i migranti, tra cui la xenofobia e il razzismo. Il raduno include anche un evento pubblico aperto a persone di tutte le fedi, con la benedizione del deserto, un luogo in cui molti migranti sono morti o hanno affrontato pericoli che in seguito li hanno portati alla morte, ha detto Corbett.
Tra questi Jakelin Caal, una bambina di 7 anni morta a causa della disidratazione all'inizio di dicembre, e Felipe Gomez Alonzo, 8 anni, morto alla vigilia di Natale. Entrambi provenivano dal Guatemala ed erano sotto la supervisione dei funzionari della pattuglia di frontiera degli Stati Uniti al momento della loro morte. "Benediremo il deserto per ricordare tutti quelli che hanno lottato o sono morti" sottolinea Corbett.
Il 15 febbraio, giorno in cui il presidente Trump ha dichiarato l'emergenza nazionale per poter avviare la costruzione del muro tra Stati Uniti e Messico, i Vescovi cattolici statunitensi e messicani vicini al confine, uniti ad altri Presuli degli Stati Uniti, tra cui quattro Cardinali, hanno espresso pubblicamente la loro opposizione: "Secondo noi, un muro di confine è innanzitutto un simbolo di divisione e animosità tra due paesi amici".
In una dichiarazione a parte, il Presidente dell'USCCB, il Cardinale Daniel N. DiNardo, Arcivescovo di Galveston-Houston, e il Vescovo Joe S. Vasquez di Austin, in Texas, Presidente della Commissione per le migrazioni dell'USCCB, hanno dichiarato di essere "profondamente preoccupati per l'azione del Presidente per finanziare la costruzione di un muro lungo il confine USA-Messico, che elude il chiaro intento del Congresso di limitare il finanziamento di un muro".

Categories: , Noticias

AFRICA/MAROCCO - L’Arcivescovo di Rabat: “Accogliere il Papa come il dito che ci indica il sole, che è Cristo”

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 03:39
Rabat – La visita che Papa Francesco si accinge a compiere in Marocco il prossimo 30 e 31 marzo, sarà “un grande evento per la nostra Chiesa”, afferma l’Arcivescovo di Rabat, Mons. Cristòbal Lòpez. Come riporta una nota dell’Arcidiocesi di Rabat pervenuta a Fides e diffusa nella diocesi, “sarà una due giorni molto impegnativa, carica di incontri significativi”, a partire da quello con i migranti della Caritas diocesana della capitale e quello al centro sociale gestito dalle Figlie della Carità, alla periferia della città. Prevista anche la visita all’Istituto Mohamed VI per la formazione degli Imam, dei predicatori e delle predicatrici, e l’incontro con Sua Maestà il Re e il popolo marocchino sulla spianata della Moschea Hassan,
“Tutti i cristiani che vorranno incontrare il Papa durante la celebrazione della Messa potranno farlo - continua Mons. Lòpez -, bisognerà avere pazienza per l'attesa e passare le necessarie misure di sicurezza, ma sarà fondamentale esserci. L’Eucaristia, culmine e fonte di tutta la vita cristiana, sarà anche il culmine della visita di Papa Francesco e la fonte di tutto ciò che risulterà dalla sua presenza tra noi”.
Rileva Mons. Lopez: “Il Papa verrà in Marocco come pastore universale, padre di tutti i cristiani cattolici, persona di buona volontà che vuole incontrare tutti. E per tutti, si presenta come ‘Servo della speranza’. Viene per riempirci di speranza, per darci forza, per riprenderci dallo scoraggiamento, per infondere entusiasmo; viene ad annunciare il Vangelo a noi”.
“Da parte nostra, dobbiamo accoglierlo come un essere umano come noi, uno strumento che ci segnala Cristo, la voce che annuncia il suo messaggio, il Vangelo. La nostra preoccupazione e il nostro desiderio non dovranno essere quelli di stringergli la mano o fare un selfie con Lui. L'attenzione deve essere posta sull'ascolto delle sue parole, sulla ricezione del suo messaggio, testimoniato da parole e gesti. ‘Quando il saggio segnala il sole con il dito, l'idiota guarda il suo dito’, dice un proverbio. Il Papa non è il sole; lui è il dito; guardiamo il sole, che è Cristo, e non il dito. Arriva il Papa: prepariamoci!” conclude Mons. Cristóbal.




Categories: , Noticias

ASIA/UZBEKISTAN - La piccola comunità uzbeka cammina "in sinodalità con la Chiesa universale"

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 03:32
Città del Vaticano - "Ci siamo anche noi, piccola comunità di 3.000 fedeli in Asia centrale. Nell’incontro di questi giorni sulla protezione dei minori nella Chiesa, ho potuto toccare con mano la bellezza della collegialità e della sinodalità con la Chiesa universale. E’ stato molto toccante vedere che a tutti noi, Chiese giovani e di antica tradizione, piccole e grandi, è stata data la possibilità di dialogare con il Papa e di cercare insieme le risposte alle domande che la Chiesa si pone. In questi giorni, abbiamo affrontato il tema della pedofilia, un grave problema che, possiamo dire, non ha toccato l'Uzbekistan. Non per questo posso dire che non ci riguarda perché, a quel punto, non potrei dire che siamo un’unica Chiesa. Tocca anche a noi pregare, soffrire insieme e partecipare alla risoluzione di questi problemi”. E’ quanto dichiara all’Agenzia Fides l’Amministratore Apostolico dell’Uzbekistan, il francescano polacco p. Jerzy Maculewicz, OFMConv, giunto a Roma per partecipare all’incontro sulla tutela dei minori nella Chiesa e per la visita Ad limina dei Vescovi dell’Asia Centrale, che si tiene da oggi 25 febbraio a lunedì 4 marzo.
“Un’altra bella sensazione e consolazione che ho sperimentato in questi giorni - prosegue - è la consapevolezza di avere un aiuto, un sostegno da parte degli altri Vescovi, perché non sempre so come agire nelle diverse e complesse situazioni che viviamo. Ho bisogno di sentire un’altra persona che vive le mie stesse difficoltà, di conoscere il suo parere, di chiedere cosa farebbe al posto mio. Grazie a questa esperienza, è nato in me il bisogno di questa collegialità che può essere di sostegno al mio servizio in Uzbekistan”, racconta p. Maculewicz.
Inizialmente, rileva il francescano, l’incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa avrebbe dovuto coinvolgere solo i presidenti delle Conferenze episcopali: “Noi Vescovi di Uzbekistan, Tajikistan, Kirghizistan e Turkmenistan, quindi, non avremmo dovuto partecipare. Ma il Papa ha deciso di farci questo grande dono e di invitare anche i singoli Vescovi ordinari”.
Attualmente, la Chiesa cattolica nelle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale vede la presenza della sola Conferenza episcopale del Kazakistan. La speranza e il desiderio espresso dai Presuli presenti a Roma è che, nei tempi ritenuti possibili dalla Santa Sede, possa essere considerato e formalizzato un allargamento con l’istituzione di una Conferenza episcopale del Kazakistan e dell’Asia Centrale, che garantirebbe così finalmente una struttura ufficiale e un appoggio formale alle Chiese dei quattro paesi più piccoli dell’area , dove i cristiani sono un piccolo gregge, affidato spesso a pochi missionari, sacerdoti e religiosi.


Categories: , Noticias

AMERICA/BRASILE - Campagna di Fraternità: stimolare la partecipazione alle politiche pubbliche alla luce della Parola di Dio e della Dottrina sociale

Agencia FIDES - 25 February, 2019 - 02:03
Brasilia - “Espressione della comunione, della conversione e della condivisione”, la Campagna di Fraternità che in Brasile anima ogni Quaresima dal 1962, ha l’obiettivo di stimolare “lo spirito comunitario e cristiano nella ricerca del bene comune, di educare alla vita in fraternità e di rinnovare la coscienza della responsabilità di tutti nell’azione evangelizzatrice, in vista di una società più giusta e solidale”.
Ogni anno la Campagna concentra l’attenzione su una problematica della società brasiliana. Joseanair Hermes, membro del Comitato di incidenza politica di Caritas Brasile, illustra all’Agenzia Fides la Campagna 2019, intitolata “Fraternità e politiche pubbliche”, guidata dal versetto biblico “Sarai liberato dal diritto e dalla giustizia” . Quest’anno la Conferenza episcopale intende “stimolare la partecipazione alle politiche pubbliche alla luce della Parola di Dio e della Dottrina sociale della Chiesa per rafforzare la cittadinanza attiva e il bene comune”, illustra l’esperta in leadership locale e governance territoriale. “La società brasiliana convive storicamente con molte carenze di beni e servizi basilari indispensabili per la vita dei cittadini” puntualizza l’esperta, “che non giungono ai cittadini allo stesso modo e con gli stessi tempi”.
Per questo, afferma la Hermes, la CNBB “desidera che tutti i cittadini sappiano come si formulano e si applicano le politiche pubbliche”, siano consapevoli di poterne proporre loro stessi e di adoperarsi affinché si consolidino. La CNBB vuole “promuovere la formazione politica dei cattolici e suscitare fra loro laici impegnati in politica che siano testimoni concreti della fede”. Per questo scopo la rete Caritas “si mobilita per costruire insieme alle pastorali locali e ai movimenti sociali spazi di riflessione e di stimolo all’azione”, affinché si consolidino le mete e gli obiettivi proposti a livello locale. Si tratta di seminari, studi biblici, laboratori, tavole rotonde, manifestazioni di piazza, cortei e “dialoghi diretti con le autorità pubbliche locali, sia legislative che esecutive, per concretizzare le azioni pertinenti alla comunità”.
La formazione specifica all’incidenza politica avrà luogo in incontri regionali, interregionali e nazionali. Il monitoraggio delle attività e dei risultati avverrà nell’ambito delle sezioni regionali della CNBB. Tutto ciò parte dalla necessità di mobilitare i cattolici in un frangente nel quale sono minacciati diritti che si pensavano acquisiti e, secondo alcuni, la stessa democrazia. In questo senso, secondo Joseanair Hermes, “i principali strumenti di trasformazione sono suscitare il dibattito e la comprensione dei problemi sociali, e soprattutto l’organizzarci per la protezione di tali diritti”. Per l’esperta, presa di coscienza e strategie incisive sono la ricetta affinché “la società civile si riorganizzi e si mobiliti per il ristabilimento della piena democrazia, fondandosi in una sovranità popolare senza esclusioni, sulla cittadinanza, sulla dignità umana e sul pluralismo”.
Categories: , Noticias

AFRICA/CONGO RD - Kinshasa celebra la Settimana diocesana della famiglia

Agencia FIDES - 23 February, 2019 - 06:50
Kinshasa - Promuovere il matrimonio cristiano e rendere le famiglie consapevoli della propria responsabilità come cristiani. Sono questi gli obiettivi della Settimana diocesana della famiglia, promossa dall’Arcidiocesi di Kinshasa. Organizzata dalla Commissione per la pastorale del matrimonio e della famiglia l’iniziativa si svolge dal 18 al 24 febbraio.
Quest’anno la Settimana ha per tema "Ha preso le nostre infermità e si è fatto carico delle nostre malattie", tratto da Matteo 8, 17. Secondo Padre Floribert Mafuta, cappellano diocesano del CPMF, questo tema prende in considerazione la realtà sociale della Repubblica Democratica del Congo, la cui la gioventù è condannata alla forte disoccupazione e all'ignoranza dovuta alla mancanza di un'educazione adeguata. Questo espone i giovani all'alcolismo, alla dissolutezza di ogni tipo e alle unioni libere. Per questo il tema della Settimana si sposa con quello generale dell'anno pastorale dell'Arcidiocesi, ovvero "Giovane, scopri la tua identità".
"Le attività di questa Settimana familiare diocesana mirano a dimostrare che Cristo ci libera da tutti i mali. L'obiettivo è ricordare ai genitori che per la nostra salvezza, abbiamo interesse a coltivare il significato del sacrificio. L'esempio di Cristo ispirerà così le nostre famiglie e ci darà una fede salda aiutandoci a discernere la nostra vocazione ", spiega il cappellano.
Nel corso della Settimana familiare si sono tenute diverse attività, compreso un triduo di preghiera osservato nelle famiglie e un incontro con le coppie che hanno festeggiato il loro giubileo. Il 22 è stata celebrata una messa in suffragio degli operatori pastorali e dei familiari defunti, e una messa solenne riunirà tutte le coppie giubilari nella parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice a Masina il 23 febbraio.
Categories: , Noticias

AFRICA/UGANDA - Servizi sanitari nella diocesi di Ankole, per curare e salvare la vita dei piccoli

Agencia FIDES - 23 February, 2019 - 06:04
Mbarara - Nel mondo, ogni anno, si registrano 9 mila nuovi casi di retinoblastoma, il tumore dell’occhio. Alta l’incidenza sui bambini in età pediatrica e, mentre nei Paesi ad alto reddito oltre il 90% dei bambini affetti da retinoblastoma sopravvive, nei Paesi del Sud del mondo il 70% muore perché non riceve una diagnosi precoce e cure tempestive. Si tratta di cifre impressionanti se si considera che sono vite umane. Per fare fronte a questa piaga, in Uganda, all’Ospedale Ruharo, la diocesi di Ankole insieme a CBM Italia Onlus ha lanciato un programma nazionale di prevenzione e cura del retinoblastoma. La diocesi di Ankole, fondata nel 1957 a Ruharo, a 3 km da Mbarara, oltre ad assicurare le attività pastorali e di culto, promuove servizi sanitari, educativi e di assistenza sociale per gli abitanti di Mbarara, Ibanda, Isingiro e Ntungamo. In tale cornice di impegno nella carità, espressione del Vangelo, si inserisce l’assistenza ai più piccoli, per salvare le loro vite.
“In Uganda, il nostro obiettivo prioritario è ridurre la mortalità dei bambini colpiti da retinoblastoma salvando la loro vista e la loro vita. Non è facile, la tempestività in questi casi è fondamentale per evitare che la malattia si diffonda ulteriormente. Quando diagnosticato precocemente e trattato in modo efficace, il retinoblastoma infantile infatti è curabile”, dichiara al’Agenzia Fides Massimo Maggio, Direttore di CBM Italia Onlus.
Il programma, avviato nel 2006 presso il Ruharo Eye Centre a Mbarara, nella parte sud occidentale dell’Uganda, favorisce l’accesso alle cure mediche ai bambini offrendo loro un trattamento completo: dall’identificazione al trattamento con chemioterapia o chirurgia; dalla riabilitazione con protesi oculari ai controlli di breve e lungo termine.
Il 72% della popolazione ugandese vive nelle zone rurali più povere e isolate, dove non ci sono ospedali. Tantissimi bambini colpiti da retinoblastoma, a causa della povertà e dell’isolamento, non ricevono una diagnosi tempestiva e arrivano negli ospedali quando ormai è troppo tardi, quando il tumore è diventato incurabile. Su 270 bambini trattati, dal 2006 al 2013, i risultati evidenziano la riduzione della mortalità del 37% e un aumento della percentuale di bambini che hanno mantenuto la vista dopo la terapia dal 15 al 77%.
Categories: , Noticias

ASIA/VIETNAM - Dimissioni del Vescovo di Long Xuyên e successione

Agencia FIDES - 23 February, 2019 - 05:59
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accolto la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Long Xuyên , presentata da S.E. Mons. Joseph Trân Xuân Tiéu. Gli succede S.E. Mons. Joseph Trân Văn Toàn, finora Vescovo Coadiutore della medesima Circoscrizione Ecclesiastica.
Categories: , Noticias

ASIA/COREA DEL SUD - Il Cardinale Yeom ai sacerdoti missionari: "Proclamate la Buona novella di Dio"

Agencia FIDES - 23 February, 2019 - 05:47
Seul - "Come Arcivescovo di Seul vi invio come testimoni dell'amore di Dio nei luoghi in cui l'amore è davvero necessario. Siate sacerdoti che proclamano la Buona novella di Dio": con queste parole il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul, si è rivolto a 5 sacerdoti dell'Arcidiocesi, inviandoli all'estero come missionari ad gentes, durante la santa Messa celebrata il 22 febbraio nella Cattedrale di Myeondong a Seul. Come l'Agenzia Fides apprende dall'Ufficio per le Comunicazioni dell'arcidiocesi, alla santa Messa con la celebrazione del "mandato missionario" erano presenti i Vescovi ausiliari, sacerdoti, religiosi e numerosi laici della comunità di Seul. I cinque sacerdoti missionari ad gentes si recheranno in vari paesi come Messico, Giappone, Spagna e Stati Uniti, per rispondere alla chiamata di Dio ad essere suoi missionari, per seguire l'insegnamento di Gesù: "Andate o e proclamate il Regno di Dio" .
Il Cardinale ha aggiunto: "Quando sarete nel nuovo ambiente, non dimenticate di chiedere la consolazione di Dio, proprio come i bambini che sono confortati tra le braccia delle loro mamme. Soprattutto, vi preghiamo di conservare la preziosa esperienza di incontrare Dio in diversi contesti culturali, e di condividerla con la Chiesa coreana e i fedeli, quando tornerete".
Mons. Timothy Yu Gyoung-chon, Vescovo ausiliare di Seul, ha detto ai sacerdoti: "Non sarà facile portare il Vangelo nel luogo in cui siete inviati a causa di varie difficoltà, incluse le barriere della lingua. Tuttavia, vi prego, amate le persone che incontrate con l'amore dei Pastori, con l'amore degli apostoli. Se fate del vostro meglio per alimentare l'amore vicendevole, le persone saranno commosse nel condividere la loro vita con voi. E il tempo vi restituirà gioia e gratitudine".
L'arcidiocesi di Seoul in Corea, un piccolo paese dell'Asia dove il Vangelo è stato proclamato per la prima volta 235 anni fa, è divenuta una Chiesa che sa donare e che è aperta alla missione. A partire dal primo sacerdote missionario inviato in Francia nel 1989, l'arcidiocesi di Seul ha inviato fino ad oggi come missionari ad gentes 58 sacerdoti in 21 nazioni.
Categories: , Noticias

AFRICA/ERITREA - Dopo l'accordo di pace, attese per la libertà ai cittadini e alla Chiesa

Agencia FIDES - 23 February, 2019 - 05:10
Asmara - La Chiesa cattolica in Eritrea sta vivendo una fase di attesa. Dopo l’accordo di pace con l’Etiopia, la situazione si è cristallizzata. Da parte delle autorità non ci sono state particolari repressioni, ma neppure aperture. Abba Mussie Zerai, sacerdote dell’eparchia di Asmara, descrive così all'Agenzia Fides la situazione vissuta dai cattolici nel piccolo paese dell’Africa orientale: "La pace tra Asmara e Addis Abeba aveva suscitato grandi aspettative – afferma il sacerdote - ma non c’è stato finora un chiaro segnale di miglioramento. La libertà di azione per la Chiesa cattolica è ancora tutta da conquistare".
L’Eritrea è uno dei Paesi più poveri del mondo, con un Pil pro capite di appena 800 dollari all’anno, che corrispondono a meno di 70 dollari al mese. Buona parte dei cittadini sopravvive grazie al denaro che arriva dai parenti che sono riusciti a fuggire e a trovare lavoro in Europa. Di fatto, una delle voci più significative dell’economia nazionale sono proprio i piccoli capitali stranieri che arrivano dagli eritrei espatriati. La siccità persistente e il generale cambiamento climatico della regione, sta provocando una consistente perdita permanente di risorse naturali. Questo non fa che peggiorare una crisi economica da cui ormai non sembra esserci più ripresa. Secondo i dati Unicef di giugno 2017, 22.700 mila bambini al di sotto dei 5 anni verserebbero in uno stato di malnutrizione acuta.
L’Eritrea è anche fra i paesi più militarizzati del mondo e sotto osservazione speciale dell’Onu a causa delle torture applicate in maniera sistematica ai prigionieri, oppositori e non. Human Rights Watch ha definito quella eritrea "una delle più feroci dittature del mondo", che gestisce 361 tra carceri e centri di detenzione. Anche la libertà di stampa è stata penalizzata e ad Asmara non ci sono più corrispondenti esteri della stampa occidentale dal 2010.
La Chiesa, oltre all’attività pastorale, porta avanti numerosi progetti in campo sociale. Gestisce scuole, cliniche, dispensari, presidi medici e promuove attività di sostegno dei più deboli . Nel 1995 le autorità hanno approvato una legge che avocava allo Stato tutte le iniziative in campo sociale. Negli anni, la norma non è stata implementata, ma è rimasta come una "spada di Damocle" sulla testa della Chiesa che rischiava in ogni momento di vedersi espropriate le proprie attività. "Questa legge si sperava venisse abrogata – continua abba Mussie - ma, al contrario, è ancora in vigore. In alcune regioni i governatori, considerate le grandi esigenze della popolazione e le carenze delle istituzioni pubbliche, chiudono un occhio e permettono ai cattolici di continuare le loro azioni sociali. In altre regioni, invece vengono costantemente ostacolate. Come Chiesa dobbiamo quindi vivere giorno per giorno, e sperare di poter continuare il nostro lavoro a favore della popolazione".
Se il quadro generale all’interno del paese resta incerto, qualcosa si muove nelle relazioni tra Eritrea ed Etiopia. La scorsa settimana, a Mons. Menghesteab Tesfamariam, eparca di Asmara, è stato concesso il visto per recarsi in Etiopia per incontrare il Card. Berhaneyesus Demerew Souraphiel, arcieparca di Addis Abeba. "Le due Chiese sorelle - continua abba Mussie – sono riuscite a confrontarsi direttamente per la prima volta dopo vent’anni. È un piccolo passo importante se pensiamo che in autunno le autorità eritree non avevano concesso all’eparca eritreo l’autorizzazione per recarsi all’estero per l’incontro dei rappresentanti delle conferenze episcopali dell’Africa orientale. La nostra speranza, come cattolici, è che lo Stato si apra e conceda nuovi spazi di libertà ai cittadini".
Categories: , Noticias

ASIA/LIBANO - Il Patriarca maronita interviene nel dibattito sul riconoscimento del matrimonio civile

Agencia FIDES - 23 February, 2019 - 04:36
Beirut Il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai intervenuto nel dibattito riapertosi nella società libanese in merito al riconoscimento giuridico del matrimonio civile, e le espressioni interlocutorie da lui utilizzate vengono interpretate da molti come un segnale di disponibilità a approfondire la discussione senza chiusure pregiudiziali.
Nelle sue dichiarazioni, arrivate venerdì 22 febbraio dopo un incontro tra il Patriarca Rai e il Presidente libanese Michel Aoun, il Primate della Chiesa maronita ha riferito di non essere assolutamente contrario a una legge che riconosca il matrimonio come vincolo di carattere civile. Un riconoscimento giuridico del carattere civile del matrimonio che dovrebbe valere per tutte le unioni coniugali, e non essere considerato facoltativo. "Non esiste” ha rimarcato su questo punto il Patriarca Rai “una cosa chiamata legge facoltativa: la prima caratteristica di una legge è che è vincolante. Rendendola facoltativa, il Paese apparirebbe frammentato e comincerebbero ad emergere problemi". Se invece si introduce una legge obbligatoria per attestare e sancire la natura del matrimonio – e di ogni matrimonio - come vincolo civile, “poi sarebbe mio dovere di Patriarca – ha aggiunto il Primate della Chiesa maronita “spiegare ai maroniti che il matrimonio, è uno dei sette sacramenti della Chiesa, da celebrare se vogliono vivere in maniera autentica il loro cristianesimo". E questo perché spetta a ognuno la responsabilità di prendere in coscienza le proprie decisioni davanti a Dio, visto che “è Dio, non io, che giudica le azioni".
Anche in passato, a più riprese, il Patriarca Rai – creato Cardinale nel 2012 da Papa Benedetto XVI – aveva espresso il suo parere a favore di una legge sul “matrimonio civile obbligatorio” per riconoscere gli effetti civili di tutte le unioni coniugali libanesi, a prescindere dalla confessione religiosa di appartenenza. Nelle sue nuove dichiarazioni, il Patriarca ha respinto anche le polemiche di chi sostiene che gerarchie religiose libanesi si oppongono alla regolamentazione legale del matrimonio civile per non dover rinunciare ai contributi economici riscossi per celebrare e registrare i matrimoni religiosi.
l'eventuale approvazione di una legge sul matrimonio civile in Libano comporterebbe necessariamente un emendamento all'articolo 9 della Costituzione, secondo cui lo status personale di ogni libanese è regolato secondo le disposizioni e prassi giuridiche della propria comunità religiosa di appartenenza.
Come riferito dall’Agenzia Fides la questione della legalizzazione del matrimonio civile è tornata a animare il dibattito pubblico libanese dopo le recenti dichiarazioni di Raya Hassan, ministro degli Interni del nuovo governo Hariri, che nei giorni scorsi ha riferito di voler fare spazio a tale istituto giuridico nella legislazione libanese, auspicando un dibattito approfondito su tale questione. La chiusura più netta davanti alle sollecitazioni della Ministra Raya Hassan è arrivata da Dar Al Fatwa, l’istanza più autorevole dell’islam sunnita libanese, che ha riaffermato la propria opposizione ribadendo che la proposta del matrimonio civile “contraddice in maniera radicale” le leggi sul matrimonio ispirate alla Sharia. Ma anche membri in vista delle comunità ecclesiali libanesi avevano a stretto giro riaffermato che su questo punto cristiani e musulmani libanesi sono uniti, e che la Chiesa cattolica non può appoggiare una legislazione che non riconosce il matrimonio come sacramento.
In Libano convivono 18 diverse confessioni religiose, e ogni comunità di fede regola secondo le proprie tradizioni specifiche la legislazione relativa alle unioni coniugali.
Finora, le coppie libanesi che vogliono celebrare il proprio matrimonio con rito civile ricorrono all'escamotage di sposarsi civilmente a Cipro per poi far registrare in Libano la propria unione. .

Categories: , Noticias
Syndicate content