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AFRICA/NIGERIA - P. Jude Egbom ucciso nel corso di una rapina. “Colpisce la totale mancanza di rispetto per la vita” dice un sacerdote

Agencia FIDES - 13 September, 2018 - 05:25
Abuja - “Si è trattato di un tentativo di rapina finito male” dice all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja, riferendo le circostanze della morte di p. Jude Egbom, ucciso a colpi d'arma da fuoco la sera del 10 settembre a Umuwala, nello Stato di Imo nel sud della Nigeria. .
“P. Egbom si trovava da un barbiere quando alcuni banditi sono entrati per una rapina. Non si sa bene cosa sia successo, ma ad un certo punto i malviventi hanno esploso alcuni colpi d’arma da fuoco, uccidendo il sacerdote e ferendo gravemente un seminarista che si trovava con lui” spiega p. Patrick. “Quello che colpisce è la totale mancanza di rispetto per la vita umana” sottolinea il sacerdote.
P. Patrick conclude riferendo che “non si sa ancora quando si faranno i funerali di p. Juge, perché questa settimana i Vescovi sono in riunione a Sokoto, quindi anche l’Ordinario di diocesi di Orlu, Augustine Tochukwu Ukwuoma si trova lì”. P. Jude Egbom era parroco presso la St Patrick's Parish Amucha.
A poche ore dall’uccisione del sacerdote cattolico, un altro grave episodio di violenza è accaduto nello Stato di Imo. Alcuni malviventi hanno sparato, uccidendolo, a un sergente dell’esercito di guardia ad un posto di blocco nei pressi della Assumpta Catholic Church, la Cattedrale cattolica di Owerri, capitale dello Stato di Imo.
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AMERICA/ARGENTINA - In aumento quanti soffrono la fame, il governo chiede aiuto alle chiese per distribuire aiuti

Agencia FIDES - 13 September, 2018 - 04:31
Buenos Aires – Una particolare manifestazione si è svolta ieri a Buenos Aires: migliaia di persone hanno marciato e invitato altri cittadini ai punti di ristoro organizzati come "pentole popolari" , per condividere qualcosa da mangiare, in segno di protesta contro l'attuale governo del presidente Macri. Le migliaia di partecipanti alle manifestazioni, in diversi punti della capitale, hanno paralizzato Buenos Aires. L’obiettivo era chiedere al governo di fermare l'aumento dei prezzi dei prodotti di base delle famiglie e proporre di dichiarare l’emergenza alimentare.
"Siamo ad un passo dal paradosso che in un paese che ha posti di lavoro e che produce cibo per 400 milioni di persone, venga imposta la fame ai quartieri più umili, ai più poveri, e si metta a rischio la pace sociale" ha detto ieri Daniel Menéndez, coordinatore nazionale dell'associazione "Barrios de Pie", uno degli organizzatori della manifestazione, secondo la nota pervenuta a Fides. Presente anche una delle associazioni di lavoratori più numerosa dell'Argentina, la Confederación de Trabajadores de la Economía Popular , che ha chiesto al presidente Macri di riformulare le sue politiche in modo che le persone abbiano "da mangiare e possano vivere in pace".
Da parte del governo, secondo la stampa locale, si cercano le soluzioni più adatte per affrontare una delle crisi mai viste prima in Argentina: "Vogliamo sfruttare la potenzialità delle strutture per garantire che l'assistenza raggiunga chi ne ha più bisogno", ha detto un responsabile del governo, commentando la crisi alimentare che le stesse autorità riconoscono.
Venerdì 7 si è tenuto un primo incontro, su iniziativa del Ministro della salute e dello sviluppo sociale, con le autorità della Caritas. Mons. Oscar Ojea, Vescovo della diocesi di San Isidro e presidente della Conferenza episcopale argentina , ha nominato il suo Vescovo ausiliare a San Isidro, Mons. Martín Fassi, responsabile del coordinamento di questa iniziativa. Il governo ha anche fatto un appello alle chiese evangeliche, chiedendo aiuto nella distribuzione del cibo.
Secondo alcuni osservatori, sembrerebbe così che la Chiesa cattolica sia vicina al governo, ma le conclusioni del Congresso di Córdoba, della settimana scorsa, intitolato “Repensando la política”, dimostrano il contrario. L’evento, organizzato dalla Pastorale Sociale della Conferenza Episcopale negli anni non elettorali, ha criticato molto fortemente la gestione della presidenza attuale dell'Argentina: "il popolo attende leader politici che li rappresentino, che non si lascino intimidire dai grandi poteri economici e che non cadano nella corruzione" si legge nelle conclusioni.
Il governo di Mauricio Macri aveva concluso un accordo con il FMI, a giugno scorso, per ottenere finanziamenti per 50.000 milioni di dollari, con i quali ha cercato di fermare la svalutazione aggressiva del peso e di contrastare il deterioramento della macroeconomia, ma nella vita di ogni giorno il numero di gente che soffre la fame cresce sempre di più.

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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Un teologo: “Urgono politiche economiche realmente a favore dei poveri”

Agencia FIDES - 13 September, 2018 - 04:30
Abidjan – “A volte abbiamo la sensazione che le nostre politiche economiche africane, che esaltano la lotta contro la povertà, siano in realtà macchine affinate con cura per combattere i poveri”. Commenta così padre Donald Zagore, teologo della Società delle Missioni Africane, la dilagante crisi economica che sta colpendo numerosi stati del continente africano. “Quando vediamo le conseguenze che hanno sulla popolazione le politiche promosse dai nostri stati africani, si ha l'impressione di assistere ad una aggressione economica contro i poveri in Africa”, continua Zagore.
“Tutto sembra organizzato in modo che i poveri siano asfissiati nella loro povertà. La gente precaria diventa non solo sempre più numerosa ma soprattutto sempre più povera”. In questi ultimi tempi, rileva, è particolarmente rilevante il continuo aumento dei prezzi dei carburanti, dai quali dipendono fortemente le vite dei nostri popoli africani .
In Costa d’Avorio, ad esempio, in meno di un anno, il prezzo della benzina si è quintuplicato. “Di fronte ad una situazione drammatica, che pesa sulle nostre popolazioni africane, la voce profetica della Chiesa non deve mai cessare di risuonare per denunciare e combattere i sistemi politici ed economici che promuovono politiche suicide per il nostro popolo. Va ricordato che la Chiesa, con il suo impegno per la giustizia, rimane l’unica forza che porta ancora la speranza ai popoli africani” conclude il missionario.

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ASIA/INDIA - Dialogo islamo-cristiano: un'università musulmana premia un teologo Gesuita

Agencia FIDES - 13 September, 2018 - 04:02
Aligarh - L'Aligarh Muslim University, università musulmana ad Aligarh, città nello stato indiano dell'Uttar Pradesh, ha conferito al teologo gesuita tedesco p. Christian W. Troll, il “Sir Syed Excellence Award”, prestigioso riconoscimento assegnato per il suo eccellente lavoro nel campo degli studi islamici e delle relazioni islamo-cristiane.
Il prof. Abdul Kidwai, Capo del Dipartimento di Studi coranici presso l'Aligarh Muslim University, ha reso noto che il premio gli sarà consegnato il 17 ottobre 2018, in una speciale celebrazione organizzata presso l'Aligarh Muslim University.
Raggiunto dall'Agenzia Fides, padre Troll ha scritto: “Sono davvero molto onorato di ricevere questo prestigioso premio”. P. Troll nel suo percorso di ricerca sulle diverse tradizioni dei musulmani in Asia meridionale, ha cercato di comprendere “le questioni scottanti che tanti leader religiosi hanno affrontato negli gli ultimi 200 anni”, ha detto.
Sulla figura di Sir Syed, filosofo indiano musulmano del secolo XIX, afferma: "La sua persona mi ha ispirato; è stato un grande leader del suo popolo e ha fatto tanto per promuovere il rispetto umano, la comprensione profonda e la solidarietà oltre gli stretti limiti delle linee confessionali”.
Troll, attualmente professore emerito presso la Scuola gesuita di teologia a Francoforte, ha studiato presso la Scuola di studi orientali e africani, dove ha conseguito il dottorato. Dal 1976 al 1988 è stato professore di studi islamici presso l'Istituto di studi religiosi Vidyajyoti a Delhi. Dal 1993 al 1999 è stato anche docente al Pontificio Istituto Orientale di Roma e professore ordinario presso la Facoltà di Teologia dell'Università di Ankara. Nel 1999 è direttore del Forum delle relazioni cristiano-musulmane alla "Katholische Akademie" a Berlino. Dal 2001 in poi ha insegnato Islam e Relazioni islamo-cristiane alla Facoltà di Teologia St. Georgen a Francoforte. Dal 1990 al 2005 è stato membro della Commissione per le relazioni religiose con i musulmani, nel Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso del Vaticano.
Ha pubblicato quattro libri nella serie "Islam in India: Studies and Commentaries" e ha contribuito a molti volumi collettivi sul dialogo tra cristiani e musulmani, con diversi saggi sull'Islam in India.
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AFRICA/NIGERIA - Ucciso un sacerdote nel sud della Nigeria

Agencia FIDES - 12 September, 2018 - 05:38
Abuja - Ucciso un sacerdote in Nigeria: “P. Jude Egbom è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da uomini armati la sera di lunedì 10 settembre 2018” riporta la pagina Facebook della diocesi di Orlu, nello Stato di Imo nel sud della Nigeria. Al momento non sono chiare le circostanze esatte dell’uccisione del sacerdote.
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AMERICA/COLOMBIA - La Settimana del Migrante: contro la xenofobia, sì all'accoglienza

Agencia FIDES - 12 September, 2018 - 05:06
Bogotá - Per sensibilizzare i fedeli e la cittadinanza sulla drammatica situazione di migranti e rifugiati del Venezuela, la Chiesa colombiana sta celebrando la "Settimana del Migrante" dal 9 al 16 settembre. "Andare incontro ai migranti è una strada per la pace" è il titolo dell'iniziativa, che prevede, tra le attività, incontri nelle scuole nei quartieri interessati dall'immigrazione, gesti di accoglienza e di preghiera nelle parrocchie. Juan Esteban López, della Fondazione di Assistenza al Migrante dell'arcidiocesi di Bogotá, spiega all'Agenzia Fides l'urgenza di combattere la xenofobia, che si è presentata nel paese in seguito alla crisi migratoria per gli arrivi in massa dal Venezuela: "Occorre sensibilizzare le coscienze del fatto che i venezuelani vengono in Colombia perché obbligati dalle circostanze". Accade infatti che si neghi loro la possibilità di affittare una modesta abitazione a causa di pregiudizi, o che siano maltrattati.
A Bogotá, nelle scuole dei quartieri di Soacha e di Suba, dove trovano alloggio molti venezuelani , vi saranno attività di sensibilizzazione culturale. Giovedì 13 settembre è una Giornata di preghiera, l'indomani al Centro di Assistenza al Migrante, che ospita un alloggio provvisorio per famiglie in necessità, si tiene un incontro in cui tali famiglie daranno testimonianza delle loro storie di vita. Il 15 si realizzeranno consegne di beni di prima necessità in parrocchie e comunità religiose, mentre i migranti che hanno frequentato corsi di formazione professionale visiteranno Soacha, offrendo gratuitamente i loro servizi professionali.
Oltre 8.000 migranti sono stati assistiti al Centro negli ultimi mesi, in modo particolare dalla religiose Scalabriniane. Tra due e quattro milioni di persone hanno abbandonato il Venezuela dall'inizio della crisi. Secondo le Nazioni Unite, nel corso del 2017 ne sono giunti in Colombia 800.000, mentre circa 300.000 sono emigrati in Perù, 160.000 in Cile, 82.000 in Argentina e 50.000 in Brasile, oltre ai 250.000 che vivono in Spagna. La Settimana colombiana culmina con la celebrazione della Giornata nazionale del Migrante in tutte le parrocchie del paese, nelle quali avrà luogo pure una colletta per la Pastorale dei Migranti.
Per cercare soluzioni all'esodo venezuelano ed assicurare ai migranti una vita dignitosa, è stata attivata dal settembre 2017 l'alleanza chiamata "Ponti di solidarietà", che unisce gli sforzi di nove Conferenze episcopali della regione: Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Argentina, Paraguay, Cile e Brasile, alle quali si unirà presto anche quella dell'Uruguay.
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AFRICA/CONGO RD - “Le elezioni nella RDC siano credibili, altrimenti si rischia di infiammare la regione dei Grandi Laghi”: l’allarme dei Vescovi

Agencia FIDES - 12 September, 2018 - 04:43
Kinshasa - “Siamo preoccupati per lo stato del processo elettorale nel nostro Paese” si afferma in un appello inviato al Presidente dello Zambia, Edgard Lungu, nella sua qualità di Presidente della Troika della SADC sulla Politica, la Sicurezza e la Difesa, sottoscritto a nome dei Vescovi congolesi da Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della CENCO , e da Sua Ecc. Mons. Fridolin Ambongo, Arcivescovo Coadiutore di Kinshasa e Vice Presidente della CENCO.
La Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe , alla quale aderiscono 15 Stati , è stata incarica di “accompagnare il processo elettorale e la ricerca della pace nella RDC” .
I Vescovi congolese ribadiscono le loro preoccupazioni presentate a fine agosto, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sullo stato del processo elettorale nella Repubblica Democratica del Congo, in vista delle elezioni presidenziali e politiche previste il 23 dicembre .
Pur riconoscendo che sono stati fatti passi positivi per la preparazione del voto , i Vescovi sottolineano l’esistenza di questioni fondamentali da risolvere, come la situazione di milioni di elettori iscritti nelle liste elettorali senza impronte digitali, la mancanza di consenso sull’uso delle macchine elettorali elettroniche, la mancata liberazione dei prigionieri politici e l’esclusione dal processo elettorale di alcuni candidati come l’ex Governatore del Katanga Moïse Katumbi, oltre alle gravi condizioni di insicurezza nell’est del Paese.
I Vescovi chiedono quindi al Presidente Lungu di cercare di persuadere il governo di Kinshasa a trovare una soluzione alle problematiche sopraccitate. Altrimenti, concludono allarmati, “se non si trovano le risposte giuste a queste questioni, corriamo il rischio sia che non si tengano le elezioni il 23 dicembre oppure che queste siano elezioni di parte. In entrambi i casi, in assenza di elezioni credibili, inclusive e pacifiche, la Repubblica Democratica del Congo rischia di sprofondare nella violenza o addirittura nel caos che può dar fuoco a tutta la subregione dei Grandi Laghi”.

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ASIA/PAKISTAN - La Chiesa ricorda i “martiri cristiani” che hanno dato la vita per la nazione nelle forze armate

Agencia FIDES - 12 September, 2018 - 04:09
Karachi – Numerosi cittadini pakistani di religione cristiana hanno servito la nazione con onore e orgoglio nelle forze armate, dando alla nazione il dono della loro vita. Ricordando il loro prezioso contributo, l’Arcidiocesi di Karachi, in collaborazione con il Centro culturale americano pakistano , ha organizzato nei giorni scorsi una giornata dedicata ai “martiri cristianI” per tributare loro l’onore meritato e ringraziare le loro famiglie per il loro sacrificio a favore della patria.
Come appreso da Fides, il Cardinale Joseph Coutts, intervenendo al raduno, ha dichiarato: “Nella nostra scuola di Sant'Antonio a Lahore, quando ero studente, venivano istruttori dell'esercito per un training e un addestramento, e incoraggiavano molti amici musulmani e cristiani a unirsi all'esercito pakistano. Allora nella società c’era unità e reciproca accettazione, senza alcuna discriminazione di casta, credo, etnia”. Il Cardinale Coutts ha ricordato, tra gli altri, il Capitano Cecil Chaudhry, cattolico, che ha prestato servizio nell'Aviazione del Pakistan e ha combattuto con coraggio nelle guerre del 1965 e del 1971 e fu impegnato in una missione aerea molto rischiosa verso l’India, in cui sopravvisse per miracolo. Dopo il suo pensionamento è stato preside della St. Anthony's High School a Lahore. Oggi suo figlio, Cecil Chaudhry jr, lavora nella Commissione “Giustizia e Pace” dei Vescovi pakistani e prosegue nel suo impegno per la promozione della legalità, dei diritti umani, della pace.
Nella Giornata di commemorazione sono stati citati oltre cinquanta pakistani cristiani che hanno servito nell’esercito, in marina e nell'aviazione pakistana. Tra i presenti, il brigadiere Mohammad Mukhtiar, ospite principale, ha reso omaggio ai civili e alle minoranze religiose in Pakistan, per gli sforzi resi nell’aiutare l'esercito pakistano a combattere con i gruppi terroristi in Pakistan, ricordando: “Molte volte, durante le nostre missioni militari, cristiani, indù e sikh hanno dato il loro contributo nel raggiungimento dei nostri obiettivi e nel combattimento con gli avversari”.
P. Qaisar Feroz OFM Cap, segretario esecutivo della Commissione cattolica per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale cattolica, ha detto: “Ricordiamo i sacrifici dei nostri martiri cristiani e rendiamo loro omaggio. Come cristiani siamo pieni di patriottismo e di amore per il Pakistan: dunque esortiamo tutti a lavorare per promuovere la pace e l'armonia nel paese”.
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ASIA/SIRIA - A Qamishli riaprono le scuole cristiane, dopo la “serrata” imposta dagli autonomisti curdi

Agencia FIDES - 12 September, 2018 - 04:06
Hassaké – Le scuole della provincia siriana di Hassaké affiliate a Chiese e comunità cristiane riaprono i battenti, dopo la temporanea sospensione delle attività didattiche imposta dalle forze politico-militari espressione dell'autonomismo curdo, impegnate a instaurare in quella regione forme di autogoverno. Un comunicato diffuso dalla Chiesa siro ortodossa e rilanciato da fonti locali, riferisce che la riapertura delle scuole cristiane dell'area è prevista per oggi, mercoledì 12 settembre.
Come riferito dall'Agenzia Fides , la questione delle scuole cristiane della provincia è venuta alla ribalta a fine agosto, quando elementi armati delle cosiddette “milizie di autogestione curda” hanno imposto la chiusura di alcuni istituti scolastici che fanno capo alle locali comunità cristiane sire e assire. L'iniziativa dei miliziani autonomisti curdi aveva rischiato di provocare problemi di ordine pubblico soprattutto a Qamishli, dove molti genitori degli alunni si erano radunati spontaneamente davanti alla chiesa siro-ortodossa dedicata alla Vergine Maria per protestare contro la chiusura delle scuole cristiane. La manifestazione era stata dispersa dalle milizie autonomiste curde con colpi di arma da fuoco.
Le scuole cristiane erano state chiuse per la loro riluttanza a implementare i nuovi curricula scolastici imposti dalle forze autonomiste curde del cosiddetto “autogoverno autonomo della Regione di Jazira”, che prevedono anche l'insegnamento obbligatorio della lingua curda in tutti gli istituti scolastici. I critici sostengono che i nuovi programmi scolastici sono stati predisposti come strumento di propaganda dell'autonomismo curdo, mentre i responsabili del comparto scolastico dell'autogoverno autonomo li descrivono come un tentativo di innalzare l'offerta didattica e formativa degli istituti scolastici della regione, archiviando programmi scolastici obsoleti.
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AMERICA/ECUADOR - Riforma politica dei ministeri: a rischio il rapporto dello Stato con le realtà religiose

Agencia FIDES - 12 September, 2018 - 03:55
Quito – Incertezza e disorientamento sta causando l'annuncio del governo dell’Ecuador della riforma degli organismi dello Stato: il Ministero della Giustizia, Diritti Umani e Culto, dovrà infatti far parte del nuovo Ministero della Sicurezza. Questa disposizione, ancora non vigente, rientra nei provvedimenti per l'austerità varati dal presidente Lenin Moreno per tagliare le spese dello Stato. La preoccupazione è che il Consiglio Nazionale della libertà e dell'uguaglianza religiosa , in cui sono presenti i rappresentanti di tutte le realtà religiose e che finora ha mantenuto i contatti con l'Ufficio per il Culto, attualmente sotto il Ministero della Giustizia, non avrà un punto di riferimento effettivo.
La nota pervenuta a Fides da fonti locali, informa che alla fine di agosto, i rappresentanti di diverse organizzazioni religiose si sono incontrati per analizzare la situazione, dove, secondo loro, non è stata prestata attenzione alle comunità religiose. Una delle principali lamentele è che non sia mai stato possibile raggiungere un accordo per la legge sulla libertà e l'uguaglianza religiosa.
La proposta di legge, discussa per più di tre anni, voleva regolare la situazione delle chiese e delle religioni presenti nel paese. Tra il 2009 e il 2010 è stata discussa, poi archiviata dall'Assemblea nazionale, nel 2012, con il motivo che la legge "non era conforme alla Costituzione che riconosce l'Ecuador come stato laico".
Alla riunione della Conalir, informa la stessa nota, è stato deciso di inviare una lettera alla Presidenza della Repubblica, con le firme dei diversi delegati, in cui sono esposte le preoccupazioni delle comunità riguardo ai rapporti tra la fede degli ecuadoriani e lo stato. In Ecuador nel passato ci sono stati episodi di confronto fra gruppi religiosi, a volte con tensioni e scontri , in altre circostanze la Chiesa cattolica ha dovuto alzare la voce per chiedere il rispetto del diritto fondamentale alla libertà di culto vigente nel paese . Una nuova legislazione al riguardo potrebbe anche controllare la reale situazione finanziaria dei gruppi religiosi.
Per ora l'unica realtà religiosa che ha uno status giuridico stabilito è la Chiesa cattolica, attraverso il "Modus Vivendi", documento che stabilisce le relazioni diplomatiche tra l'Ecuador e la Santa Sede, del 24 luglio 1937.
Le chiese evangeliche dipendono da istituzioni con sedi in altri paesi. In pratica hanno la sede legale fuori dall’Ecuador e sono registrate nel paese come fondazioni e/o organizzazioni senza scopo di lucro . "Proprio questo è ciò che dovrebbe essere regolamentato” afferma Santiago Corrales, un avvocato con specializzazione in materia fiscale. “La questione delle tasse è un problema in sospeso con alcune entità religiose" spiega, citando l’esempio delle decime su cui non c'è alcun controllo o registrazione fiscale in nessuna istituzione.

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EUROPA/POLONIA - La solidarietà in Europa: assemblea dei Vescovi europei

Agencia FIDES - 11 September, 2018 - 05:14
Poznań – Lo spirito della solidarietà in Europa è il tema dell’annuale Assemblea Plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa che si terrà a a Poznań, in Polonia, dal 13 al 16 settembre. Secondo la comunicazione pervenuta a Fides, ad aprire i lavori della prima sessione, sul tema “Europa: la solidarietà nella formazione delle coscienze e della società”, sarà don Wojciech Sadloń, membro dell’Istituto di Statistica della Chiesa cattolica in Polonia, che presenterà una sintesi dell’indagine sul volontariato, promossa dal CCEE, che si è svolta in questi mesi interpellando le Conferenze episcopali.
Nel corso della seconda giornata, i Vescovi approfondireanno lo stato della solidarietà in Europa e la missione della Chiesa, esaminando i rapporti tra le Conferenze episcopali e tra gli Stati. I lavori prevedono, infine, anche una presentazione delle attività e priorità del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, a cura del segretario del dicastero vaticano, Mons. Bruno Marie Duffé. L’Assemblea si concluderà domenica 16 settembre con la celebrazione eucaristica nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Poznań, insieme alla comunità locale.
L’incontro ecclesiale a cui partecipano i Presidenti di tutte le Conferenze episcopali europee, rappresentanti 45 paesi del continente, si terrà nella terra di San Giovanni Paolo II per celebrare il 100° anniversario della rinascita dello Stato Polacco, e in particolare a Poznań, per celebrare il 1050° anniversario del primo vescovado nel Paese.
Saranno presenti, nella sessione di apertura dell’assemblea plenaria, diverse autorità civili ed ecclesiali, rappresentanti del Governo locale e nazionale, nonché i delegati di altre Chiese cristiane. Nel pomeriggio di sabato 15 settembre sarà presente S.E. Andrzej Duda, Presidente della Polonia.
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ASIA/COREA DEL SUD - Leader e giovani in pellegrinaggio ai santuari dei martiri coreani per attingere alle sorgenti della fede

Agencia FIDES - 11 September, 2018 - 04:17
Seoul – “Come discendenti dei martiri che, attraverso il loro spontaneo abbraccio della fede, sono stati costretti a subire persecuzioni e sofferenze, e come membri della Chiesa asiatica, invitiamo tutti i fedeli della Chiesa universale a percorrere l'itinerario di pellegrinaggio ai santuarii dei martiri a Seoul”: è l'invito rivolto dal Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seoul, in occasione della speciale settimana che, dal 10 al 15 settembre, rappresenta un momento per celebrare i "Percorsi di pellegrinaggio a Seoul": tale iter, che tocca i principali santuari dedicati ai martiri nella città, viene quest'anno proclamato “Pellegrinaggio internazionale”, ufficialmente riconosciuto dalla Santa Sede, per la prima volta in Asia. Come riferito all'Agenzia Fides dall'Ufficio per le Comunicazioni dell'Arcidiocesi, la cerimonia di proclamazione si svolgerà il 14 settembre nel Santuario dei martiri di Seosomun, il più grande santuario dei martiri della Corea.
Il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, i vescovi dell'Arcidiocesi di Seoul, oltre 30 leader cattolici asiatici di 13 paesi e 30 giovani leader cattolici da 9 paesi celebreranno insieme la santa Messa, seguita dalla cerimonia del riconoscimento vaticano del “Pellegrinaggio cattolico di Seoul”, alla presenza dell'Arcivescovo Rino Fisichella, presidente della Pontificio consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, e dell'Arcivescovo Afred Xuereb, Nunzio apostolico in Corea del sud.
L’inizio di tale iter è stata l'iniziativa del Cardinale Yeom di indire un “Pellegrinaggio nell'Arcidiocesi di Seoul” nel settembre 2013, seguito dalla visita apostolica di Papa Francesco in Corea nel 2014. L'Arcidiocesi di Seoul ha dunque ufficialmente organizzato un “itinerario di pellegrinaggio” che tocca i siti del martirio, mettendone in luce il loro significato storico e spirituale, in collaborazione con il governo locale. I percorsi del pellegrinaggio sono composti da tre parti: “The Good News Road”, “The Eternal Life Road” e “The Unity Road”.
Inoltre, per celebrare questa speciale occasione, lo storico Santuario dei martiri di Seosomun sarà aperto al pubblico in anteprima, dato che l'apertura ufficiale è prevista per la fine del 2018. Il luogo è uno dei siti chiave del martirio, dove sono stati martirizzati 44 santi della Chiesa cattolica coreana e 27 beati .
Il 13 settembre, inoltre, l'Arcidiocesi di Seoul ha organizzato il simposio internazionale “Tradizione culturale in Asia e cristianesimo” per approfondire la presenza della fede cristiana in Corea, Cina e Malaysia.
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AFRICA/EGITTO - Il Vescovo copto di Minya rifiuta la “sessione di riconciliazione” dopo le violenze settarie

Agencia FIDES - 11 September, 2018 - 03:58
Minya – Anba Makarios, Vescovo metropolita copto ortodosso di Minya e Abu Qurqas, ha respinto la proposta di tenere una “sessione di riconciliazione” tra rappresentanti delle comunità cristiane e musulmane dopo le violenze settarie che nei giorni scorsi hanno coinvolto la popolazione del villaggio di Demshaw Hashem, nella provincia di Minya. Il Vescovo copto ha spiegato che tali cerimonie hanno spesso l'effetto di sabotare la legittima e doverosa salvaguardia dei diritti dei cittadini cristiani, visto che dopo tali sessioni di riconciliazione i responsabili di atti violenti e criminali non finiscono per sottrarsi alla giustizia e i loro reati non vengono puniti. Davanti agli episodi di violenza settaria, Anba Makarios ha invocato piuttosto l'urgenza di applicare con fermezza la legge secondo i principi di piena uguaglianza tra tutti i cittadini, come indicato in più occasioni dallo stesso Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi.
Nei giorni scorsi, anche i rappresentanti di gruppi copti avevano espresso il loro rifiuto ad archiviare con un tradizionale “atto di riconciliazione” pubblico e comunitario, il caso delle recenti violenze perpetrate ai danni di cristiani copti di Demshaw Hashem. In quel villaggio, la polizia aveva arrestato 19 individui con l'accusa di aver assaltato le case dei cristiani copti, con il pretesto che questi si erano riuniti a pregare in una chiesa costruita senza i permessi necessari e non ancora “condonata” dalle autorità amministrative. Anche i rappresentanti delle organizzazioni copte avevano giustificato il loro rifiuto dell'atto di riconciliazione facendo notare che simili sessioni pubbliche finiscono spesso per alimentare nei gruppi islamisti violenti la convinzione che i loro atti criminali, in una maniera o nell'altra, rimarranno impuniti.
Gli “incontri di riconciliazione” sono raduni pubblici ispirati dalle autorità locali per mettere a confronto i membri delle diverse comunità religiose dopo il consumarsi di scontri settari e indurli a pubblici atti di pacificazione. Essi vengono sponsorizzati in particolare dalla Casa della Famiglia egiziana, organismo di collegamento interreligioso attivato da alcuni anni per prevenire e mitigare le contrapposizioni settarie. Come riferito dall'Agenzia Fides già in passato diverse organizzazioni hanno contestato l'efficacia di tale prassi che, secondo i critici, si trasforma in mero rito convenzionale, e finisce per garantire l'impunità ai responsabili di atti violenti e intimidatori.
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AFRICA/NIGERIA - “Perché perseguitare coloro che stanno lavorando per la tua salvezza?” chiede il Vescovo di Awka, dopo l’ultimo rapimento di un prete

Agencia FIDES - 11 September, 2018 - 03:58
Abuja - “I preti cattolici vivono della benevolenza dei parrocchiani. Vivono di quello che ricevono senza alcuna altra fonte di reddito aggiuntivo. Hanno abbandonato tutto – la possibilità di farsi una famiglia ed avere dei figli, di accumulare averi, di acquistare e possedere proprietà” ha affermato Sua Ecc. Mons. Paulinus Chukwuemeka Ezeokafor, Vescovo di Awka, nel sud della Nigeria, nella cui diocesi si è verificato l’ultimo caso, in ordine di tempo, di rapimento di un sacerdote a scopo di estorsione.
P. Christopher Ogaga, parroco dell’Emmanuel Catholic Church di Oviri-Okpe, nello Stato del Delta, era stato rapito il 1° settembre . Per la sua liberazione i sequestratori avevano chiesto un riscatto di 15 milioni di naira . Il sacerdote è stato poi liberato, senza che il riscatto fosse pagato, il 5 settembre .
“È un’azione inimmaginabile e sconsiderata cercare di estorcere alla Chiesa il pagamento di un riscatto per il rilascio di sacerdoti rapiti” ha ribadito Mons. Ezeokafor, che sottolinea come questi “"hanno rinunciato ai piaceri terreni solo per servire Dio e l'umanità”. “ I sacerdoti - ha enfatizzato il Vescovo - hanno bisogno di preghiere, aiuto, incoraggiamento e non di questo tipo di trattamento”.
Viste le condizioni economiche dei sacerdoti, Mons. Ezeokafor chiede: “da dove potrebbero ottenere i soldi ? I sacerdoti vanno in giro a predicare e invocare il pentimento. Perché prendersela con loro?”.
"Queste persone stanno lavorando per Dio e per l'umanità. Non vengono pagate. Si affidano esclusivamente all'assistenza, alla buona volontà e ai gesti gentili delle persone per la loro sopravvivenza. Perché perseguitare coloro che stanno lavorando per la tua salvezza? Non riesco a capirlo " ha concluso Mons. Ezeokafor.
Negli ultimi anni, in Nigeria, specie negli Stati meridionali, sono aumentati i rapimenti a scopo estorsivo di preti e religiosi in genere lungo le arterie che collegano una città all’altra. La maggior parte di loro vengono liberati dopo pochi giorni, ma da quasi due anni non si hanno notizie di p. Gabriel Oyaka, religioso nigeriano spiritano , rapito il 7 settembre 2015 nello Stato di Kogi .
La Conferenza Episcopale della Nigeria ha vietato il pagamento di qualsiasi riscatto nel caso del rapimento di sacerdoti e religiosi/e.
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ASIA/INDONESIA - Un sacerdote: “E' importante promuovere la tolleranza religiosa prima delle elezioni generali”

Agencia FIDES - 11 September, 2018 - 03:22
Giacarta – “E' importante che il governo indonesiano continui a promuovere instancabilmente la tolleranza religiosa in vista delle elezioni nazionali, fissate nell'aprile 2019”: lo afferma all'Agenzia Fides p. Markus Yumartana, 53 anni, parroco della Cattedrale di Santa Maria Assunta, a Giacarta.
P. Yumartana rileva che “l'estremismo islamico rimane un problema nell'Indonesia” e, “soprattutto quando è politicamente motivato e strumentalizzato, crea diversi problemi soprattutto durante il periodo delle elezioni”.
Il presidente indonesiano Joko Widodo, un musulmano, sta ricevendo diversi appelli da gruppi e attivisti che promuovono i diritti delle minoranze religiose in Indonesia, il paese musulmano più popoloso al mondo, con 260 milioni di abitanti al 90% musulmani.
“Spero che gli attacchi terroristici non si ripetano come negli ultimi anni. Se il governo riesce a tenere sotto controllo la situazione, sono sicuro che non ci saranno ripetizioni di attacchi contro le chiese” dice il sacerdote. Tuttavia, "i politici dovrebbero usare il loro potere e la loro posizione per mantenere l'armonia sociale e religiosa e lo spirito di condivisione nazionale. Questo è molto importante" aggiunge.
I cristiani indonesiani hanno notato negli ultimi anni un aumento delle attività dei gruppi militanti e terroristi che si ispirano all'estremismo del gruppo dello "Stato islamico" . I militanti locali hanno compiuto attacchi mortali in tutta l'Indonesia, incluso a Giacarta. Il loro leader ideologico Aman Abdurrahman, noto anche come Oman Rochman, è stato condannato a morte a luglio scorso, mentre la polizia ha arrestato circa 300 sospetti militanti e ucciso 21 persone in seguito agli attentati suicidi che hanno colpito tre chiese nella seconda città più grande dell'Indonesia, Surabaya, nel maggio 2018. La polizia ha affermato che gli attacchi coordinati a Surabaya sono stati effettuati da membri della stessa famiglia, tra i quali alcuni bambini. Sette fedeli cristiani sono morti nelle chiese e altre 41 persone sono rimaste ferite.
Nell'ultimo anno i gruppi estremisti islamici hanno anche influenzato la politica, provocando l'arresto, il processo e la reclusione per due anni del governatore cristiano di Giacarta, Basuki Tjahaja Purnama, detto "Ahok", accusato di blasfemia. Padre Yumartana, che ha seguito il caso di Ahok da vicino, dichiara a Fides: "Rimango ottimista sul fatto che possiamo unirci come un'unica nazione: sono cattolico ma sono al 100% indonesiano".
Nonostante tali problemi, Yumartana conferma la fioritura del cristianesimo in Indonesia: "Siamo una Chiesa giovane. A Giacarta, dove abbiamo circa mezzo milione di cattolici, quasi ogni anno costruiamo nuove parrocchie. La gente è entusiasta di partecipare alla Messa e di godersi la liturgia”.
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AMERICA/BRASILE - Il “Grito” in difesa dei diritti degli immigrati venezuelani

Agencia FIDES - 11 September, 2018 - 02:55
Boa Vista – “La vita in primo luogo” è stato il tema che ha caratterizzato quest’anno l’iniziativa “Grito de los Excluidos”, celebrata in Brasile da 24 anni il 7 settembre, in concomitanza con la festa dell’Indipendenza nazionale. Gli organizzatori, la Chiesa cattolica e diversi movimenti della società, hanno scelto come motto "La diseguaglianza genera violenza: basta privilegi!".
In tutto il paese si sono svolte diverse manifestazioni in cui, a partire dal tema generale, sono stati denunciati i problemi presenti nella realtà nazionale e locale. Nella diocesi di Roraima, dove si concentra gran parte degli immigrati venezuelani, il “grido” in difesa dei loro diritti è risuonato durante l'evento che ha concentrato centinaia di persone, tra cui un buon numero di immigrati. La loro presenza è stata la prova del tentativo della Chiesa locale di accogliere coloro che arrivano da lontano e sono abbandonati a se stessi.
Mons. Mario Antonio da Silva, Vescovo di Roraima, ha dichiarato a Fides che "il Grido degli esclusi e delle escluse è il grido di quanti hanno vita, hanno fede, hanno speranza", insistendo sulla necessità di essere uniti per superare le difficoltà, "per indicare un orizzonte da conquistare, mai da soli, mai senza sogni, mai senza respirare giustizia, pace, gioia, amore e solidarietà".
La notte precedente il “Grito” a Boa Vista, capitale dello stato di Roraima, è avvenuto un duplice omicidio, di un immigrato venezuelano e di uno brasiliano, che ha creato un clima di paura tra gli immigrati che dormono nelle strade, tra cui molte donne e bambini, che temevano rappresaglie. Mons. da Silva, riferendosi alla violenza presente nella società locale, ha ribadito a Fides la necessità di nuove prospettive "sulle realtà che distruggono la vita di molte persone, siano essi brasiliani, immigrati e rifugiati dal Venezuela o di tanti altri paesi che vivono con noi".
"L'indipendenza non può essere solo qualcosa che rimane nel calendario della storia, ma qualcosa di esperienziale, di concreto nella vita, che genera prosperità, fratellanza per tutti, come Gesù ci insegna, avere vita e vita in abbondanza" ha sottolineato Mons. da Silva, che ha considerato il “Grito” come "un momento di lotta per coloro che sono minacciati, che sono in pericolo e hanno bisogno di maggiore solidarietà".
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VATICANO - Il Papa ai Vescovi dei territori di Missione: il Vescovo è uomo di preghiera, uomo dell’annuncio e uomo di comunione

Agencia FIDES - 10 September, 2018 - 05:25
Città del Vaticano – Sabato 8 settembre, a fine mattinata, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza i Vescovi di nuova nomina nei territori di Missione partecipanti al Seminario promosso dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che si svolge a Roma, dal 3 al 15 settembre . Dopo il saluto del Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Santo Padre ha rivolto ai presenti il seguente discorso:
“Cari Fratelli, buongiorno!
Sono lieto di incontrarvi in occasione del vostro seminario di formazione. Con voi saluto le comunità che vi sono affidate: i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i catechisti e i fedeli laici. Sono grato al Cardinale Filoni per le parole che mi ha rivolto e ringrazio anche Mons. Rugambwa e Mons. Dal Toso.
Chi è il vescovo? Interroghiamoci sulla nostra identità di pastori per averne più consapevolezza, pur sapendo che non esiste un modello-standard identico in tutti i luoghi. Il ministero del vescovo mette i brividi, tanto è grande il mistero che porta in sé. Grazie all’effusione dello Spirito Santo, il vescovo è configurato a Cristo Pastore e Sacerdote. È chiamato, cioè, ad avere i lineamenti del Buon Pastore e a fare proprio il cuore del sacerdozio, ovvero l’offerta della vita. Dunque non vive per sé, ma proteso a donare la vita alle pecore, in particolare a quelle più deboli e in pericolo. Per questo il vescovo nutre una vera e propria compassione per le folle di fratelli che sono come pecore senza pastore e per quanti in vari modi sono scartati. Vi chiedo di avere gesti e parole di speciale conforto per quanti sperimentano marginalità e degrado; più di altri hanno bisogno di percepire la predilezione del Signore, di cui siete le mani premurose.
Chi è il vescovo? Vorrei con voi abbozzare tre tratti essenziali: è uomo di preghiera, uomo dell’annuncio e uomo di comunione.
Uomo di preghiera. Il vescovo è successore degli Apostoli e come gli Apostoli è chiamato da Gesù a stare con Lui . Lì trova la sua forza e la sua fiducia. Davanti al tabernacolo impara ad affidarsi e ad affidare al Signore. Così matura in lui la consapevolezza che anche di notte, quando dorme, o di giorno, tra fatica e sudore nel campo che coltiva, il seme matura . La preghiera non è per il vescovo devozione, ma necessità; non un impegno tra tanti, ma un indispensabile ministero di intercessione: egli deve portare ogni giorno davanti a Dio le persone e le situazioni. Come Mosè, tende le mani al cielo a favore del suo popolo ed è capace di insistere col Signore , di negoziare col Signore, come Abramo. La parresia della preghiera. Una preghiera senza parresia non è preghiera. Questo è il Pastore che prega! Uno che ha il coraggio di discutere con Dio per il suo gregge. Attivo nella preghiera, condivide la passione e la croce del suo Signore. Mai appagato, cerca costantemente di assimilarsi a Lui, in cammino per diventare come Gesù vittima e altare per la salvezza del suo popolo. E questo non viene dal sapere molte cose, ma dal conoscere una cosa sola ogni giorno nella preghiera: «Gesù Cristo, e Cristo crocifisso» . Perché è facile portare una croce sul petto, ma il Signore ci chiede di portarne una ben più pesante sulle spalle e sul cuore: ci chiede di condividere la sua croce. Pietro, quando ha spiegato ai fedeli che cosa dovevano fare i diaconi recentemente creati, aggiunge - e vale anche per noi, vescovi: “La preghiera e l’annuncio della Parola”. Al primo posto la preghiera. A me piace fare la domanda a ogni vescovo: “Quante ore al giorno tu preghi?”.
Uomo dell’annuncio. Successore degli Apostoli, il vescovo avverte come proprio il mandato che Gesù diede loro: «Andate e proclamate il Vangelo» . “Andate”: il Vangelo non si annuncia da seduti, ma in cammino. Il vescovo non vive in ufficio, come un amministratore di azienda, ma tra la gente, sulle strade del mondo, come Gesù. Porta il suo Signore dove non è conosciuto, dove è sfigurato e perseguitato. E uscendo da sé ritrova sé stesso. Non si compiace di comfort, non ama il quieto vivere e non risparmia le energie, non si sente principe, si prodiga per gli altri, abbandonandosi alla fedeltà di Dio. Se cercasse appigli e sicurezze mondane, non sarebbe un vero apostolo del Vangelo.
E qual è lo stile dell’annuncio? Testimoniare con umiltà l’amore di Dio, proprio come ha fatto Gesù, che per amore si è umiliato. L’annuncio del Vangelo subisce le tentazioni del potere, dell’appagamento, del ritorno di immagine, della mondanità. La mondanità. Guardatevi dalla mondanità. C’è sempre il rischio di curare più la forma della sostanza, di trasformarsi in attori più che in testimoni, di annacquare la Parola di salvezza proponendo un Vangelo senza Gesù crocifisso e risorto. Ma voi siete chiamati a essere memorie vive del Signore, per ricordare alla Chiesa che annunciare significa dare la vita, senza mezze misure, pronti anche ad accettare il sacrificio totale di sé.
E terzo, uomo di comunione. Il vescovo non può avere tutte le doti, l’insieme dei carismi - alcuni credono di averne, poveretti! - ma è chiamato ad avere il carisma dell’insieme, cioè a tenere uniti, a cementare la comunione. Di unione ha bisogno la Chiesa, non di solisti fuori dal coro o di condottieri di battaglie personali. Il Pastore raduna: vescovo per i suoi fedeli, è cristiano con i suoi fedeli. Non fa notizia sui giornali, non cerca il consenso del mondo, non è interessato a tutelare il suo buon nome, ma ama tessere la comunione coinvolgendosi in prima persona e agendo con fare dimesso. Non soffre di mancanza di protagonismo, ma vive radicato nel territorio, respingendo la tentazione di allontanarsi di frequente dalla Diocesi – la tentazione dei “vescovi da aeroporto” - e fuggendo la ricerca di glorie proprie.
Non si stanca di ascoltare. Non si basa su progetti fatti a tavolino, ma si lascia interpellare dalla voce dello Spirito, che ama parlare attraverso la fede dei semplici. Diventa tutt’uno con la sua gente e anzitutto col suo presbiterio, sempre disponibile a ricevere e incoraggiare i suoi sacerdoti. Promuove con l’esempio, più che con le parole, una genuina fraternità sacerdotale, mostrando ai preti che si è Pastori per il gregge, non per ragioni di prestigio o di carriera, che è tanto brutto. Non siate arrampicatori, per favore, né ambiziosi: pascete il gregge di Dio «non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge» .
E poi, cari fratelli, fuggite il clericalismo, «modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa, molto comune in numerose comunità nelle quali si sono verificati comportamenti di abuso di potere, di coscienza e sessuale». Il clericalismo - corrode la comunione, in quanto «genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso – sia di potere, di coscienza, qualsiasi abuso - significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo» . Pertanto non sentitevi signori del gregge - voi non siete padroni del gregge - anche se altri lo facessero o se certe usanze del luogo lo favorissero. Il popolo di Dio, per il quale e al quale siete ordinati, vi senta padri, non padroni; padri premurosi: nessuno deve mostrare verso di voi atteggiamenti di sudditanza. In questo frangente storico sembrano accentuarsi in varie parti certe tendenze di “leaderismo”. Mostrarsi uomini forti, che mantengono le distanze e comandano sugli altri, potrebbe apparire comodo e accattivante, ma non è evangelico. Reca danni spesso irreparabili al gregge, per il quale Cristo ha dato la vita con amore, abbassandosi e annientandosi. Siate dunque uomini poveri di beni e ricchi di relazione, mai duri e scontrosi, ma affabili, pazienti, semplici e aperti.
Vorrei anche chiedervi di avere a cuore, in particolare, alcune realtà:
Le famiglie. Pur penalizzate da una cultura che trasmette la logica del provvisorio e privilegia diritti individuali, rimangono le prime cellule di ogni società e le prime Chiese, perché Chiese domestiche. Promuovete percorsi di preparazione al matrimonio e di accompagnamento per le famiglie: saranno semine che daranno frutto a suo tempo. Difendete la vita del concepito come quella dell’anziano, sostenete i genitori e i nonni nella loro missione.
I seminari. Sono i vivai del domani. Lì siate di casa. Verificate attentamente che siano guidati da uomini di Dio, da educatori capaci e maturi, che con l’aiuto delle migliori scienze umane garantiscano la formazione di profili umani sani, aperti, autentici, sinceri. Date priorità al discernimento vocazionale per aiutare i giovani a riconoscere la voce di Dio tra le tante che rimbombano nelle orecchie e nel cuore.
I giovani, dunque, cui sarà dedicato l’imminente Sinodo. Mettiamoci in ascolto, lasciamoci provocare da loro, accogliamone i desideri, i dubbi, le critiche e le crisi. Sono il futuro della Chiesa, sono il futuro della società: un mondo migliore dipende da loro. Anche quando sembrano infettati dai virus del consumismo e dell’edonismo, non mettiamoli mai in quarantena; cerchiamoli, sentiamo il loro cuore che supplica vita e implora libertà. Offriamo loro il Vangelo con coraggio.
I poveri. Amarli significa lottare contro tutte le povertà, spirituali e materiali. Dedicate tempo ed energie agli ultimi, senza paura di sporcarvi le mani. Come apostoli della carità raggiungete le periferie umane ed esistenziali delle vostre Diocesi.
Infine, cari Fratelli, diffidate, vi prego, della tiepidezza che porta alla mediocrità e all’accidia, quel “démon de midi”. Diffidate di quello. Diffidate della tranquillità che schiva il sacrificio; della fretta pastorale che porta all’insofferenza; dell’abbondanza di beni che sfigura il Vangelo. Non dimenticatevi che il diavolo entra dalle tasche! Vi auguro invece la santa inquietudine per il Vangelo, la sola inquietudine che dà pace. Vi ringrazio per l’ascolto e vi benedico, nella gioia di avervi come i più cari tra i fratelli. E vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare e di far pregare per me. Grazie”.
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AMERICA/NICARAGUA - Intimidazioni contro la Chiesa: scritte sulle mura della Cattedrale, disturbate le messe

Agencia FIDES - 10 September, 2018 - 04:56
Managua – Le mura della Cattedrale Metropolita di Managua sono state imbrattate con le scritte "Preti golpisti" o "Preti assassini", firmate dall’FSLN . Si tratta dell’ennesimo episodio che testimonia la tensione esistente nel paese: dinanzi alle proteste popolari dei comuni cittadini, il governo invia gruppi di militari o estremisti a diffamare la Chiesa cattolica. Il rettore della Cattedrale, padre Luis Herrera, ha spiegato che ogni volta che passano le marce dei sostenitori del governo, nella strada che va dal Metrocentro alla collina di Tiscapa, i manifestanti gridano oscenità contro i religiosi e ormai quindi non sorprende che abbiano osato imbrattare le mura della Chiesa.
Da quando, il 20 aprile, la Cattedrale di Managua è stata rifugio per centinaia di giovani che erano stati attaccati dai sostenitori del governo e dalla polizia nazionale, gli atti di intimidazione e discredito contro la Chiesa non si sono mai fermati. In quella occasione, altri giovani erano arrivati al tempio cattolico con aiuti umanitari per gli studenti universitari che protestavano contro le riforme della legge sulla sicurezza sociale, ma il regime li aveva brutalmente attaccati per evitare di aiutare coloro che erano nelle università. Gli orteguisti spararono proiettili di piombo, proiettili di gomma e gas lacrimogeni anche in chiesa .
La situazione comincia a preoccupare tutta la comunità cattolica, e non solo. Fides ha ricevuto poche ore fa un messaggio di Mons. Silvio José Baez, Vescovo ausiliare di Managua, nel quale si legge: "Mio fratello, Mons. Jorge Solorzano, Vescovo di Granada, ha appena confermato la mancanza di rispetto dei gruppi del governo che sono entrati con violenza nel tempio di La Merced durante la celebrazione della messa domenicale. La mia solidarietà a lui e a questa cara diocesi".
Purtroppo non è un caso isolato: padre Edwin Román, parroco della chiesa di San Miguel a Masaya, ha riferito che ieri pomeriggio, domenica, il commissario Ramón Avellán, nuovo vice direttore della polizia nazionale, insieme a molti poliziotti in tenuta antisommossa e simpatizzanti sandinisti, si sono messi davanti alla chiesa con un megafono nel momento in cui si celebrava la messa.
Il sacerdote, secondo messaggi arrivati a Fides, alle tre del pomeriggio, è andato personalmente a chiedere al commissario Ramón Avellán di abbassare il volume all'altoparlante, che trasmetteva musica a favore del partito governativo, perché disturbava il servizio religioso. La risposta è stata un colpo, una spinta violenta e un'aggressione verbale contro il sacerdote.

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AFRICA/CONGO RD - Prosciolti i presunti assassini di p. Vincent Machozi, padre assunzionista ucciso nel 2016

Agencia FIDES - 10 September, 2018 - 04:54
Kinshasa - Sono state prosciolte le persone accusate di complicità nell’omicidio di p. Vincent Machozi, sacerdote assunzionista ucciso nella notte del 20 marzo 2016 nel villaggio di Vitungwe-Isale, a 15 km da Butembo nel Territorio di Beni, nella Provincia del Nord Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo .
La sentenza di assoluzione è stata emessa dal tribunale militare di Butembo-Beni, nel corso di un’udienza che si è tenuta il 6 settembre. Il tribunale in particolare ha dichiarato innocente il principale accusato, Mwami Abdul Kalemire III, il capo tradizionale, che aveva invitato p. Machozi ad un incontro di pace che, secondo l’accusa, si sarebbe rivelato una trappola mortale per il sacerdote. Mwami era stato arrestato in Uganda ed è ancora in attesa di estradizione nella RDC .
La parte civile ha espresso disappunto per la sentenza emessa dal tribunale in assenza di importanti imputati e testimoni. “Ci chiediamo come può la corte precipitare così in basso fino al punto di emettere un giudizio in assenza del principale imputato e in assenza dei testimoni” ha protesto uno degli avvocati di parte civile, Moses Kasereka Kangitsi.
Prima di essere ucciso p. Vincent era stato minacciato di morte, tanto è vero che nel 2003 era stato costretto all’esilio negli Stati Uniti.. Dopo il suo ritorno nella RDC era sfuggito a sette attentati. P. Vincent aveva denunciato più volte le sofferenze della popolazione Nande causate dalla presenza nel Territorio di Beni di diversi gruppi armati dediti allo sfruttamento illegale del coltan , spesso con la connivenza dell’esercito regolare, il cui tribunale ha assolto i presunti complici nel suo omicidio.

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ASIA/IRAQ - Bassora in fiamme. L'Arcivescovo caldeo descrive la “catastrofe sociale” della città

Agencia FIDES - 10 September, 2018 - 04:40
Bassora – Un appello a pregare per i manifestanti uccisi e per “quelli oppressi e privati dei più elementari diritti umani” è stato diffuso nelle ultime ore da Habib al Naufali, Arcivescovo caldeo di Bassora auspicando che il governo di Baghdad si attenga a criteri morali nello svolgere il proprio compito, prendendo atto della "profonda ingiustizia” che ha alimentato le sollevazioni popolari.
La rivolta, esplosa nella seconda città irachena per numero di abitanti ha visto nei giorni scorsi anche l'assalto dei dimostranti ai palazzi governativi, alla tv di Stato Al-Iraqiya, e al consolato iraniano e alle sedi dei partiti di governo e di opposizione.
L'Arcivescovo caldeo fa riferimento al momento drammatico attraversato dalla metropoli dell'estremo sud iracheno, e si sofferma sulle cause sociali che hanno fatto scattare la rivolta, descritta da molti osservatori con i tratti della guerra civile. “Alle messe di ieri” racconta tra l'altro l'Arcivescovo “la metà dei posti tradizionalmente occupati dai fedeli erano vuoti, perché le persone non potevano raggiungere la chiesa per la chiusura delle strade circostanti”, in una città devastata dagli attacchi ai palazzi del potere e dagli interventi repressivi delle forse armate. Ciò - aggiunge l'Arcivescovo caldeo - non ha impedito anche a fratelli e sorelle musulmani di raggiungere la nostra chiesa per chiedere anche loro la misericordia e l'aiuto di Dio davanti a quello che sta accadendo”. Habib al Naufali definisce “disastro umanitario, sociale e culturale” quello in atto nel capoluogo della provincia potenzialmente più ricca dell'Iraq: "Quando senti che accade a Bassora” sottolinea l'Arcivescovo caldeo “senti vergogna come essere umano”.
La rivolta, cominciata a luglio, è riesplosa ora più forte come effetto dello stato di abbandono e delle condizioni di vita insostenibili in cui si trova gran parte della popolazione, alle prese anche con carenze di approvvigionamento idrico e elettrico, in una delle aree più calde del mondo. La città, circondata dai maggiori giacimenti petroliferi nazionali, è travolta da un livello di disoccupazione più alto che nel resto del Paese. I dimostranti chiedono anche che una parte delle entrate dovute al petrolio siano riservate dal governo centrale alla provincia di Bassora, in maniera analoga a quello che avviene già nella Regione autonoma del Kurdistan iracheno.La rivolta, pur sostenuta da settori della popolazione sciita, ha assunto anche una connotazione anti-iraniana, con il governo di Teheran accusato di condizionare e pilotare le scelte della leadership politica irachena. .
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